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Rappresentanti curdi a Washington chiedono protezione a Trump, la Casa Bianca continua a sostenere l’unità dell’Iraq

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La rappresentante ufficiale del governo del Kurdistan a Washington dichiara che i Peshmerga stanno resistendo ad attacchi ingiustificati delle milizie filo-iraniane e dell’esercito iracheno a Kirkuk in attesa di un intervento di Trump

Di Raed Salha, Al-Quds Al-Araby (21/10/2017). Traduzione e sintesi di Flaminia Munafò.

“Speriamo che gli Stati Uniti e il presidente Trump siano con noi in questo momento di crisi a Kirkuk”, queste le parole della rappresentante del Kurdistan iracheno negli Stati Uniti, Bayan Sami Abdul Rahman. “I curdi vedono negli Usa un alleato a prescindere dall’orientamento dell’amministrazione, che sia repubblicana o democratica” e Abdul Rahman ha infatti invitato il presidente americano a confrontarsi con il primo ministro iracheno Al-‘Abadi chiedendogli di ritirare tutte le truppe sotto il suo comando. “Una soluzione alla questione del controllo di Kirkuk era possibile senza perdite umane”, sostiene la rappresentante.

Secondo l’ufficio del governo regionale del Kurdistan a Washington, rappresentanti del Ministero degli Esteri, della Difesa e del Consiglio di Sicurezza Nazionale statunitense avrebbero dimostrato il loro sostegno al Kurdistan e al governo federale iracheno; dal canto suo, Abdul Rahman ritiene che i curdi sentono che la parte americana è concentrata sul sostegno al governo, all’unità e all’integrità territoriale dell’Iraq, “uno stato non sovrano, diviso, ogni giorno vittima di attacchi da parte dei suoi vicini”, dichiara la rappresentante. I curdi cercano maggiore solidarietà da parte degli americani ed espressioni più esplicite che condannino la violenza a Kirkuk: in realtà né la Casa Bianca né il Ministero degli Esteri o della Difesa hanno pubblicato dichiarazioni che rispondano a queste richieste.

Alla luce di ciò, Trump ha invitato le forze di sicurezza interna e i curdi a porre fine al conflitto regionale e a concentrarsi sulla lotta a Daesh, indicando la volontà degli Usa di non schierarsi con nessuna delle parti e il disaccordo in merito agli scontri e ai conflitti tra i due gruppi. Già durante la campagna per le presidenziali, il presidente aveva sostenuto che l’invasione dell’Iraq era stata una scelta sbagliata e che “la cosa migliore sarebbe stata dall’inizio il non intervento degli Stati Uniti nel paese”, nonostante gli ottimi rapporti sia con il popolo curdo che con quello iracheno.

Le uniche dichiarazioni statunitensi chiaramente a favore dei curdi sono state rilasciate da uno dei maggiori sostenitori della regione all’interno del Congress, Trent Franks: in un comunicato, il deputato repubblicano ha infatti condannato il ruolo dell’Iran e delle Milizie di Mobilitazione Popolare, non interessate alla sicurezza generale dell’Iraq o del Medio Oriente ma semmai fedeli al regime iraniano e impegnate a fondare la Mezzaluna Sciita con l’obiettivo di continuare a fornire fondi e armi alle organizzazioni terroristiche.

Il colonnello Manning, portavoce ufficiale del Pentagono, ha aggiunto che gli Usa continuano a sostenere l’Iraq unito, e che “nonostante la triste decisione del governo del Kurdistan di indire un referendum, il dialogo continua ad essere la scelta migliore per disinnescare le continue tensioni e risolvere le vecchie questioni”.

La portavoce del Ministero degli Esteri americano, Heather Nauert, ha dichiarato che gli Stati Uniti invitano tutte le parti ad evitare la violenza, e ha aggiunto: “vorremmo vedere un Iraq unito e democratico. Abbiamo partecipato all’operazione, siamo coscienti che i curdi hanno dubbi e preoccupazioni legittime e sappiamo che gli iracheni hanno lavorato con i curdi in uno sforzo sinergico per iniziare la mobilitazione a Nord; questo ha tuttavia destato molto interesse”. Nauert ha inoltre sottolineato che gli Usa continuano a lavorare con i responsabili del governo federale regionale in Iraq nel tentativo di promuovere la pace e la stabilità e porre fine alle tensioni favorendo il dialogo.

Raed Salha è corrispondente a Washington per Al-Quds Al-Araby.

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