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Rapporti Iran-USA: tra sanzioni ed egemonia nel Golfo

Iran USA
I congresso degli Stati Uniti potrebbe prolungare le sanzioni sull’Iran, che di rimando si accinge ad estendere il suo controllo sullo Stretto di Hormuz

Di Fathi Khattab. Al-Ghad  (03/12/2016). Traduzione e sintesi a cura di Raffaele Massara.

Mentre il congresso degli Stati Uniti decide di prolungare per altri 10 anni le sanzioni imposte all’Iran, quest’ultimo risponde estendendo il suo controllo sullo Stretto di Hormuz, parte finale del Golfo Persico.

Sarebbe un vero e proprio smacco agli interessi ed obbiettivi politico-militari americani ed europei su quell’area, oltre che un possibile intralcio al traffico marittimo mondiale, se ciò avvenisse davvero. D’altro canto, Teheran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Baharam Gasemi, accusa Washington di mandare all’aria gli ultimi delicati accordi sul nucleare e sulla cooperazione in materia di petrolio raggiunti solo poco tempo fa, andando volutamente contro i propri obblighi internazionali.

La “Legge D’Amato” che il senato statunitense vorrebbe inoltre far passare, sarebbe appunto un ostacolo a eventuali collaborazioni ed investimenti con l’Iran, nel campo dei combustibili fossili, per molte società europee che già meditano di aggirarlo tramite ulteriori accordi con la tesoreria americana. La legge è stata approvata in senato giovedì scorso dalla quasi totalità dei membri, senza alcuna opposizione, ora si attende solo la firma del presidente Barack Obama. L’amministrazione USA inoltre, non ritiene di violare in alcun modo gli accordi sul nucleare, malgrado le sanzioni. Sanzioni che interessano solo investimenti bancari, energia e difesa.

Mahmud Abdel Taif, fonte della Difesa egiziana, spiega come lo Stretto di Hormuz sia di vitale importanza ai traffici marittimi, in particolare alle esportazioni di greggio e gas dal Golfo: a est dello stretto dirette in Asia (India, Cina, Giappone), ad ovest attraverso il Mar Rosso ed il Mediterraneo verso l’Europa e l’America. Non solo, nel Golfo Persico sono ubicate alcune basi militari americane, presenti dopo la guerra con l’Iraq, ed un’eventuale appropriazione dello Stretto non farebbe che portare al massimo la tensione.

Esperti di geopolitica “rassicurano” però che quest’azione sarebbe soltanto dimostrativa: Teheran non può proibire il traffico marittimo sullo stretto, esso è regolato da leggi internazionali. Si tratta perlopiù una dimostrazione di forza viste le sanzioni di Washington e le dichiarazioni del neoeletto presidente Donald Trump, che ha annunciato di voler rivedere gli accordi sul nucleare.

Il governo iraniano, ed in particolare il ministro degli Esteri Mohammed Jawad Zarif, aspettano che il presidente Obama faccia valere il suo potere decisionale per annullare tali risoluzioni, annunciando comunque che l’Iran sta valutando tutte le possibilità per “difendere con la forza e con la legge i diritti del suo popolo”. I quadri di potere iraniani precisano che gli accordi sull’uranio non sono bilaterali, bensì firmati sei parti, perciò, se Washington viene meno ai suoi doveri, non intacca i trattati in sé, ma le turbolente relazioni con Teheran. Il rappresentante della commissione presidenziale iraniana, Bahruz Tanaami, avverte che il parlamento presenterà a breve una legge contro le importazioni di prodotti statunitensi nel Paese.

Fathi Khattab è un giornalista egiziano.

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