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Ramadan in Palestina: tra occupazione e aumento dei prezzi

Di Mohamamad al-Samhouri. Al-Hayat (25/06/2015). Traduzione e sintesi di Paola Conti.

I palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza accolgono il Ramadan tra due fuochi: occupazione e assedio incessanti da una parte, aumento dei prezzi dei prodotti alimentari dall’altra.

La riduzione delle decorazioni per il Ramadan in molte case e strade rispecchia la situazione che stanno vivendo i palestinesi, i quali per contro hanno messo un po’ in disparte le loro consuetudini tipiche di questo mese, esprimendo sdegno per le difficili condizioni economiche e ricorrendo all’austerità per affrontare tale realtà.

La Camera di Commercio ha reso noto che circa due milioni di palestinesi vivranno il Ramadan in condizioni economiche sfavorevoli, le peggiori da decenni, a seguito dell’ultima guerra contro Israele e del proseguimento del suo assedio per il nono anno consecutivo.

Gaza accoglie il Ramadan con tassi di povertà e disoccupazione senza precedenti. Le statistiche indicano che oltre un milione di persone nella Striscia sono senza reddito giornaliero, il 60% dell’intera popolazione, oltre ad un elevato tasso di povertà giunto al 39% e alla diffusione della povertà estrema che tocca il 21%.

I mercati sono stati colpiti da recessione e stagnazione economica, conseguenza della debolezza del potere d’acquisto dei cittadini palestinesi. In molte città l’aumento dei prezzi ha portato al lancio di campagne per il boicottaggio di pollame o carne da parte di associazioni a tutela del consumatore, per richiedere al governo di agire al fine di abbassare e controllare prezzi e mercati.

Tuttavia, la popolazione ha accolto il Ramadan con i piatti popolari che ornano le tavole in questo periodo, anche se qualcosa è cambiato nelle consuetudini praticate dalla popolazione della Striscia di Gaza: i cibi tipici del Ramadan si sono diversificati dopo l’avvento dei programmi di cucina dal largo seguito, comunque la fragranza palestinese è ancora presente.

Scene di fratellanza e misericordia si ammirano a Betlemme dove la  Confraternita Maria Vergine offre 100 pasti al giorno durante il mese di Ramadan. Qui lavorano giovani musulmani e cristiani e si distribuiscono anche acqua e datteri all’approssimarsi del tramonto. Vi sono poi, però, scenari più tristi come quelli di famiglie che, sfidando le condizioni difficili in cui si trovano, rompono il digiuno sulle macerie delle loro case distrutte dall’ultimo attacco nella Striscia di Gaza.

Nablus ha continuato a preservare i suoi rituali per festeggiare il Ramadan: la città è conosciuta, in particolare, per la produzione di dolci popolari, come il kunafa, i tamriyeh, l’atayef, che i Palestinesi amano comprare ed offrire.

A Hebron, la città più grande della Cisgiordania, si respira un profumo diverso: gli abitanti che erano abituati ad ascoltare il Musaharati, rivivono quel tempo attraverso i suoni della “banda del paese”che dall’inizio del Ramadan, svolge il ruolo che apparteneva a quella figura ossia camminare per la città, al suono di un tamburo, e svegliare la gente affinché consumi il Suūr (il pasto consumato all’alba prima di iniziare il digiuno quotidiano, ndr).  La banda sfida l’occupazione girando nei diversi quartieri e nelle strade di Hebron, promuovendo il patrimonio e le tradizioni palestinesi.

Mohammad al-Samhouri è giornalista per Al-Hayat.

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Roberta Papaleo

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