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Il Ramadan, il Corano e la nostra vita politica

Di Abd al-Ali Hami al-Din. Al-Quds al-Arabi (03/07/2014). Traduzione e sintesi di Caterina Ielo.

I musulmani che digiunano nel mese di Ramadan, dall’alba al tramonto rinunciano al desiderio del cibo, delle bevande e delle donne. C’è un nesso tra il mese di digiuno e la nostra vita politica? Il digiuno del mese di Ramadan, in termini di fede e soddisfazione, interessa solamente il legame tra l’uomo e Dio, oppure i suoi effetti si estendono fino al comportamento degli individui nei rapporti interpersonali e nella la vita in generale?

Il Ramadan è un mese interamente dedicato al culto e all’astensione dal commettere atti illeciti, scandali, pettegolezzi, volto alla purificazione dell’anima dall’odio, e a infondere il senso del bene e dell’amore tra la gente, oltre che i valori di collaborazione e aiuto reciproco.

Il primo cambiamento che avviene durante il Ramadan riguarda il comportamento del digiunante nel suo rapporto con il Corano: è un rapporto che si può percepire sin dal primo giorno, notando le moschee piene di fedeli, la gente che recita i versetti del Corano e che studia e applica le sue prescrizioni. La lettura del Corano non è fine a sé stessa, ma è necessaria per la meditazione e la riflessione verso Allah. Il Corano cura la costruzione dell’uomo, della sua personalità e della sua coscienza, della sua mente e del suo pensiero, fornendo una serie di prescrizioni necessarie alla preservazione della famiglia, alla sua tranquillità, all’amore e alla clemenza, così come cura la costruzione della società come essere sociale attraverso i principi della cooperazione, della solidarietà, del bene, e come essere politico attraverso i valori della giustizia, l’uguaglianza e la libertà.

Il Corano è intriso di linee guida e direttive in materia di etica e condotta, e chi le segue riesce maggiormente a superare problemi e difficoltà. Il mese di Ramadan è un’ottima occasione per far tesoro di quanto scritto nel Corano e applicarlo anche nella vita politica che oggi, purtroppo, è molto caratterizzata da conflitti, competizioni e potere e l’utilizzo di strumenti anche illegittimi per raggiungere un determinato scopo.

La dottrina della politica fondata da Machiavelli, che in molti casi vige ancora nella vita politica contemporanea, priva la politica di ogni considerazione etica e morale, e i consigli scritti nel libro del “Principe” continuano ad ispirare tutto coloro che vogliono praticare la politica con l’obiettivo di ottenere il potere e preservarlo con la forza. Nel patrimonio arabo-islamico, di contro, ritroviamo alcune definizioni di politica più vicine al concetto di etica e morale, fra cui: “La politica è la risultante di coloro che si allontanano dalla corruzione e si avvicinano all’onestà” (Bin Aqeel al-Hanbali); e ancora: “La politica è l’adempimento di una cosa in ciò che la valorizza” (Ibn Khaldun). Queste definizioni connettono il concetto di politica con quello di onestà e correttezza, piuttosto che con i concetti di potere e controllo.

Il Ramadan è un’occasione per avvicinare il concetto di etica e morale al mondo della politica, le quali rappresentano la base della pratica politica e devono fondarsi su una fede profonda. Basandosi su questo concetto, il legame del musulmano con la politica è positivo solo se la fede in Dio è salda e radicata.

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Roberta Papaleo

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