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Racconti che riplasmano la memoria collettiva della Siria

Syria Untold (02/08/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

In copertina un’illustrazione dell’artista siriana Diala Brisly

Gli aneddoti e le storie del vicino passato siriano formano quasi un nuovo genere informale nell’ambito della Storia letteraria moderna della Siria. Ciò che più conta è che queste narrazioni contribuiscono a ricostruire una memoria collettiva dei siriani. I ricordi personali dei siriani, repressi per decenni, sono riaffiorati in questi 3 anni di rivolta. Presi nel loro insieme, aggiungono colori autentici alla tinta monocroma della Siria baathista.

Muhammad al-Saleh, ex-prigioniero e dissidente, ricorda: “Ventisette anni fa il nostro compagno Abbas Abbas (allora uno dei membri di spicco del Partito Comunista laburista messo al bando) fu arrestato nella sua casa, a Homs. Un caricabatterie a lui confiscato venne spacciato da un membro della sicurezza per un dispositivo per comunicare con Israele. Un anno dopo, venni arrestato e chiesi all’uomo della sicurezza perché avesse agito così, sapendo benissimo che quello era solo un caricabatterie. Mi rispose semplicemente: ‘Ti aspettavi che dicessi alla gente che lo stavamo arrestando senza una ragione?’.

Il famoso poeta siriano Faraj Beirakdar, ex-prigioniero politico, racconta: “Negli anni ’90 attendevamo le macchine che portavano i nostri compagni dai centri di detenzione ai luoghi del processo. Venivano condotti in catene ed in silenzio verso le aule del tribunale e noi cercavamo di raggiungerli col nostro sguardo. Un giorno una anziana donna si mise a gridare: ‘Turki, tua madre è qui!’. Le mormorai di smettere, altrimenti ci avrebbero tolto anche questo piccolo privilegio: ‘La prego signora, non gridi. Suo figlio Turki la vedrà,’ le dissi. In lacrime replicò: ‘Mio figlio è cieco’. Già, il mio caro amico Turki al-Muqdad era cieco, ma il suo cuore poteva vederci tutti”.

La scrittrice siriana di origine curda Dara Abdallah richiama alla memoria un altro episodio represso nella violenza in Siria: “Nel 2004 – qualche mese dopo la rivolta curda contro il partito Baath nella città di Qamishli – tornai da scuola e vidi una donna parlare coi miei genitori di cos’era successo. Cercava di ottenere dati sul numero delle vittime, i feriti, gli arrestati ed il ruolo dell’esercito. Questa donna coraggiosa usava parole come martiri, tirannia, democrazia e libertà in tempi in cui noi non osavamo neppure pronunciare la parola curdo. Questa strana donna e per me la maggior fonte di ispirazione altri non era che Razan Zaitouneh”.

Un attivista della città di Salamiyah racconta una storia legata alla sua infanzia: “Nel 1999 – nel pieno dell’ultimo referendum presidenziale di Hafez al-Assad – la sicurezza siriana catturò un uomo che aveva messo la foto di Assad sul muso del suo mulo: aveva perfino bucato gli occhi di Assad per consentire all’animale di vedere. L’uomo venne duramente torturato, ma mentre riceveva le botte affermava: “Giuro che ho messo lì quella foto perché amo quel mulo più dei miei stessi figli, e non avrei potuto trovare qualcosa che amo di più per onorarlo di portare la foto del presidente”.

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Claudia Avolio

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