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Quali prospettive di pace in Libia?

Di Maryam Habil. Al-Arabiya (28/09/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Bernardino Leon, ha guidato un’iniziativa per formare un governo di unità, rappresentante del Parlamento ad est e del Congresso Nazionale Generale (CNG) ad ovest.   

Le Nazioni Unite speravano che il governo sarebbe emerso il 20 settembre, per iniziare le sue funzioni intorno ad 20 ottobre, quando scadrà il mandato della Camera dei Rappresentanti (il Parlamento) di Tobruk.

“La Libia non può permettersi di perdere questa opportunità”, aveva dichiarato Leon il 4 settembre. Eppure il 20 settembre è passato e sembra che la Libia questa opportunità l’abbia persa.

Il CNG ha condannato il generale Khalifa Haftar, il quale è sostenuto dalla Camera dei Rappresentanti, per l’escalation di operazioni militari contro i combattenti islamisti a Bengasi il 20 settembre ed ha bloccato i colloqui per il governo di unità. Il CNG si è unito per ultimo ai negoziati condotti da Leon e sta vivendo conflitti interni su quale posizione assumere.

“Il Paese è lacerato da conflitti tribali, regionali e personali. Purtroppo l’interesse collettivo viene oscurato da questi conflitti”, ha dichiarato l’ambasciatore libico in Qatar, Abdel Munsif Elburi. Anche gli interessi politici di partito hanno la priorità sull’interesse collettivo. Lo ha riconosciuto lo stesso Leon in risposta alla scadenza mancata.

Attivisti e politici, tra cui Mahmoud Shammam, funzionario dell’ufficio esecutivo dell’ex Consiglio Nazionale di Transizione, hanno espresso disagio rispetto alla formazione di un governo di unità che includa il CNG, il cui mandato è scaduto da molto tempo, ma dicono che è necessario per la stabilità. “Il governo di unità nazionale è un governo di emergenza, non di scelta”, ha dichiarato Shammam. 

È dubbio che un governo di unità sarebbe in grado di porre fine alla difficile situazione della Libia. Secondo Abu Bakr Maddur, ex deputato del CNG, tale governo “avrebbe tre teste: un presidente e due vice presidenti. È ovvio che un sistema del genere, con tre persone a prendere decisioni esecutive, causerebbe molta confusione”. Ed ancora: “Non ci sono garanzie internazionali di sicurezza nazionale. Come potrebbe un qualsiasi governo lavorare in una capitale turbolenta, occupata da milizie armate?”.

Lunedì scorso le Nazioni Unite hanno consegnato alle fazioni in guerra la bozza finale di un trattato di pace in risposta al ritardo nel raggiungimento di un accordo, informandole che il lavoro delle Nazioni Unite è finito. Leon ha dichiarato che se rifiuteranno la proposta, “sceglieranno l’incertezza e le difficoltà nel lavorare con la comunità internazionale”.

È anche interesse dell’Europa riportare la stabilità in Libia. Quest’ultima è un partner commerciale molto importante per l’Italia e anche altri Paesi europei, come Spagna e Francia, vogliono riprendere i loro affari.

L’Europa, e in particolare l’Italia, ha sofferto l’aumento del flusso di immigrati clandestini provenienti dall’Africa attraverso la Libia. “L’immigrazione clandestina dalla Libia potrebbe aiutare l’ISIS a pianificare attentati in Europa”, sono le parole di alcuni parlamentari inglesi riportate dalla BBC. 

Fatou Bensouda, Procuratore capo della Corte Penale Internazionale, ha dichiarato: “La comunità internazionale deve essere più attiva nel cercare soluzioni per aiutare concretamente la Libia a ripristinare la stabilità”.

Maryam Habil è giornalista. Ha studiato presso la Columbia Journalism School. Vive ad Abu Dhabi.

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Cristina Gulfi

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