MENA Zoom

Quali barriere hanno infranto le donne arabe nel 2015?

Di Yara al-Wazir. Al-Arabiya (26/12/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

Il 2015 ha dimostrato di essere stato un anno in cui è stato avviato un percorso di empowerment delle donne arabe in tutta l’area del MENA, nonostante il percorso continui ad avere un sacco di crepe e continui ad esserci  molto lavoro da fare nel 2016. In cima alla lista dei Paesi che hanno preso parte a questo cammino, c’è sicuramente l’Arabia Saudita che per la prima volta nella storia del regno ha permesso alle donne di candidarsi e di votare alle elezioni comunali. Ancora l’Arabia Saudita ha consentito l’emanazione delle sentenze di divorzio per le donne attraverso l’utilizzo delle loro carte d’identità personali, consentendo loro di agire in modo indipendente dagli uomini.

Insieme all’Arabia Saudita, l’Egitto, dal canto suo, ha invece condannato un medico per aver praticato mutilazioni genitali femminili (MGF) sulla piccola Sohair al-Bataa, di soli 13 anni, provocandone la morte. Il caso di Sohair al-Bataa è stato di monumentale importanza in Egitto, per aver portato alla condanna di una persona che praticava regolarmente le MGF nel Paese, alla luce del fatto che l’Issues Health Survey, pubblicato proprio nel 2015, aveva rilevato che il 90% delle donne egiziane di età compresa tra 15-49 continua ad essere sottoposta a questa pratica, nonostante le MGF siano state bandite in Egitto già nel 2008.

Nonostante il sistema giudiziario egiziano non sia poi riuscito a portare a termine la carcerazione del medico né riesca a perseguire tutte le pratiche di MGF, questo caso particolare ha fatto sì che abbia almeno dato alla comunità internazionale e alle parti della società civile quello che volevano sentire: una condanna.

Allo stesso modo, sebbene alle elezioni municipali in Arabia Saudita l’affluenza alle urne ha lasciato molto a desiderare, la partecipazione femminile nella /{$ӱL@glEK1>gnale di apertura per quel che riguarda la concessione alle donne dei loro diritti fondamentali di base, non limitati al voto. Tra questi diritti fondamentali, affinché le donne possano fidarsi dei propri governi, c’è la capacità di trasmettere la cittadinanza ai propri figli. In questo momento, solo Palestina, Egitto, Marocco, Yemen, Tunisia e i governi libici permettono alle donne di trasmettere la cittadinanza ai propri figli.

Altro diritto fondamentale per le donne è quello al lavoro senza la necessità del consenso del marito, che continua a rappresentare un problema in 10 paesi della regione. Nonostante i passi in avanti fatti quindi, i diritti delle donne nell’area MENA sono ancora carenti.

Il 2015 è stato l’anno che ha visto il posizionamento di alcune pietre miliari, ma c’è ancora molto lavoro da fare nel 2016. La buona notizia è che molti hanno ancora fiducia nel fatto che i governi arabi possano e vogliano fare il bene delle donne.

Yara al-Wazir è una giornalista e attivista palestinese.

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Roberta Papaleo

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