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Quale sarà il piano di Tillerson contro la famiglia Assad?

Il ministro degli Esteri americano ha annunciato che la fine degli Assad è vicina. Dovremmo davvero credere alle sue parole?

Di Ilias Harfoush. Al-Hayat (29/10/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Le ultime dichiarazioni di Rex Tillerson, ministro degli Esteri americano, in merito al destino di Bashar Al-Assad, pronunciate in seguito al suo incontro a Ginevra con l’inviato internazionale in Siria, Staffan De Mistura, hanno suscitato una certa sorpresa. Secondo quanto riferito da Tillerson “l’epoca degli Assad si appresta alla fine”. L’unico problema rimane la modalità.

Quanto espresso da Tillerson non ha tanto sorpreso perché parole mai pronunciate prima. Anzi, abbiamo fatto l’abitudine a simili discorsi che si sono ripetuti dal 2011, quando vi erano più occasioni rispetto ad oggi per mettere in pratica le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, approvate da USA, Russia e altri membri del Consiglio, come la “Dichiarazione di Ginevra” che prevedeva la formazione di “un organo di governo di transizione che avrebbe potuto ottenere un pieno potere esecutivo”.

Quello che sorprende dalle dichiarazioni di Tillerson è che sono state pronunciate in un momento in cui la posizione internazionale parla di un piano per riabilitare il regime Assad, in quanto non esisterebbe un’alternativa nel Paese e perché questo regime è l’unico in grado di difendere una “Siria unita”. Ma una Siria unita non esiste più, divisa ormai tra Russia, Iran e Turchia, dove il regime Assad appare come la potenza più debole.

Malgrado la sua debolezza sul campo, il regime Assad continua però a compiere massacri contro i siriani, al fianco di organizzazioni terroristiche. Prorpio le immagini di scheletri umani a Ghouta o gli attacchi chimici a Khan Sheikhan, tra le tante, dovrebbero essere una prova e testimonianza per chi ancora ne cerca una dell’illegittimità di un regime che non merita di restare al potere dopo tutto ciò che ha fatto contro il suo popolo.

Ancora, le dichiarazioni di Tillerson sorprendono perché si differenziano dalla posizione presa in precedenza in merito alla situazione siriana, quando riferiva al segretario generale delle Nazioni Unite – Antionio Guterres – che il governo americano lasciava il destino di Assad nelle mani della Russia perché la sua priorità era essenzialmente la guerra contro Daesh (ISIS) e la difesa delle truppe americane sul territorio che combattono contro quest’ultimo.

L’unico problema secondo Tillerson è come realizzare la caduta del regime, sebbene vi sia già stato un piano per abbatterlo prima che Mosca e Teheran si affrettassero a salvarlo. L’amministrazione attuale – come quella precedente – ha abbandonato questo fine e ha anche interrotto il sostegno all’opposizione.

È improbabile che tali dichiarazioni possano preoccupare la famiglia Assad che continua a fare sogni tranquilli perché abituato a simili minacce. Come è improbabile che tali dichiarazioni possano sollevare il morale dell’opposizione o rafforzare la fiducia nelle posizioni americane e internazionali. Da tempo ormai è venuta meno la fiducia nei comportamenti internazionali e nel desiderio di fermare la legge della giungla che permette ad un regime come quello siriano di perpetrare crimini contro il suo popolo.

Ilias Harfoush è scrittore e giornalista libanese, editorialista per il portale Al-Hayat.

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