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Quale lingua nel Maghreb prima dell’arabo?

Di Omar Saghi. Tel Quel (08/02/14). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Che lingua si parlava in Maghreb prima dell’avvento degli arabi? Per quanto riguarda il dibattito sulla lingua nazionale, ecco un elemento storiografico che merita particolare attenzione. La storia vuole che ci sia stata una successione: dopo conquista ed etnocidio, l’arabo, lingua dei vincitori, rimpiazza il berbero. Una versione semplicista. Sembrerebbe, e ciò si estende anche al XIX secolo, che le cose si siano sviluppate in modo diverso, e per un certo aspetto, anche in modo ironico.

Il Maghreb, ma soprattutto la Tunisia e la città di Costantina (la vecchia Cirta), nel VII secolo, non era una terra sconosciuta alle civilizzazioni mediterranee. Si parlava la lingua della potenza egemone del momento: di fatto, dal XII secolo a.C. il latino aveva penetrato le classi medie e superiori, affiancandosi e quasi rimpiazzando non il berbero, ma il punico (versione locale del fenicio), la lingua dei cartaginesi. Questo binomio latino/punico sorprende gli storici e fa sorridere: questo matrimonio improbabile della lingua latina madre con una lingua semitica annuncia il bilinguismo francese/arabo che si è imposto nel periodo coloniale.

Di tale antico bilinguismo, precursore di quello contemporaneo, parlano molti autori antichi, anche Sant’Agostino. Sarebbero infatti esistite grandi comunità nelle quali si parlava punico, nelle campagne e forse anche nelle città, fino alla vigilia della caduta dell’impero romano.

E il berbero? Il berbero era parlato nelle campagne, ma soprattutto nelle montagne. Si aggiungeva al bilinguismo latino/punico così come la montagna si affianca alla coppia città/campagna.

Quando arrivarono gli arabi, il latino venne rimpiazzato nell’ambito delle amministrazioni e della cultura scritta, mentre il punico è stato senza dubbio assorbito, vista la vicinanza tra le due lingue. Così, imposero l’arabo come nuova lingua marocchina.

Stranamente non si parla molto di questo passato semitico pre-islamico del Maghreb. Si finisce per dimenticare che la prima civilizzazione politicamente organizzata dell’Africa del Nord non è stata quella greco-romana, né quella berbera, ma quella cartaginese, cioè fenicia e orientale. È come se la distruzione di Cartagine da parte dei Romani, nel 146 a.C., abbia fatto raggiungere loro l’obiettivo che non era solamente quello di distruggere delle pietre, ma di sradicare questo passato orientale dell’Africa Settentrionale.

Non si tratta di difendere una visione ristretta della politica linguistica, ma, conoscendo la storia, di non dimenticare che il Maghreb, dall’antichità, da sempre, è un territorio plurilingue, aperto a idiomi e influenze orientali (il fenicio e poi l’arabo) ed europee (il latino e poi il francese e lo spagnolo).

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Alessandra Cimarosti

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