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Qual è la differenza tra Abadi e Maliki?

Di Salman Aldossary. Asharq al-Awsat (18/08/2014). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

L’Iraq ha voltato pagina su un periodo disastroso della sua storia recente con l’uscita di scena del primo ministro Nuri al-Malki, il cui mandato è giunto ormai alla fine. Maliki si è dato battaglia con Saddam nella corsa al “peggior leader dell’Iraq”. Entrambi hanno governato col pugno di ferro ed entrambi sono stati responsabili di crisi che hanno destabilizzato non solo il proprio Paese, ma l’intera regione. La verità è che erano entrambi dittatori: l’unica differenza è che uno è diventato dittatore attraverso le urne, e l’altro no.

Nessun futuro primo ministro iracheno potrebbe essere tanto fortunato quanto Haidar Al-Abadi. Non perché sia il più capace, il polito più astuto o per il suo pragmatismo, ma perché segue a ruota Maliki. Nessuno ha ancora interrogato Abadi sulle sue precedenti posizioni, che non si discostavano poi tanto da quelle suo predecessore, ma la calorosa accoglienza che ha ricevuto a livello nazionale, regionale e globale potrebbe gradualmente svanire, lasciando un vuoto che danneggerebbe tutto il popolo iracheno qualora Abadi non cambiasse velocemente la realtà dolente che si registra sul terreno: le istituzioni statali sono a pezzi e c’è una diffusione senza precedenti di settarismo.

Il messaggio di congratulazioni inviato dal Custode delle Due Sacre Moschee, il re saudita Abdullah Bin Abdulaziz, ad Abadi per la sua nomina non era solo espressione di “ottimismo”, come molti hanno suggerito: era una conferma che Riyadh è disposta a tendere la mano per lavorare con il nuovo premier, come ha fatto con Maliki quando è stato nominato la prima volta.

I tentativi di migliorare la situazione irachena saranno guardati da vicino non solo all’interno del Paese, ma anche in tutto il mondo. Abadi deve affrontare tre questioni: conciliare gli iracheni, assicurare l’unità dell’Iraq e migliorare le relazioni di Baghdad con i vicini arabi. Senza affrontare questi problemi, Abadi non sarà mai in grado di uscire dall’ombra di Maliki.

Non vi è dubbio che l’atmosfera provocatoria favorita da Maliki ha portato ad una situazione in cui le istituzioni del Paese hanno perso la loro legittimità cadendo sotto il suo controllo personale. Gli iracheni, prima di chiunque altro attendono il ritorno della separazione dei poteri e la loro distribuzione attraverso le istituzioni del Paese, così come la riforma dei servizi securitari lungo le linee professionali e non quelle settarie. Il mondo ha assistito  inebetito al modo in cui l’esercito iracheno è crollato in modo umiliante per mano dell’ISIS.

L’Iraq sta attraversando una grave crisi politica e securitaria. Sono i risultati delle politiche di Nuri al-Maliki, come hanno riconosciuto anche quelli a lui più vicini, come l’Iran e il Grande Ayatollah Ali Al-Sistani. Se Abadi adotterà politiche simili a quelle del suo predecessore, allora la situazione catastrofica in cui il Paese è coinvolto continuerà a peggiorare. Non dobbiamo dimenticare che l’influenza di Maliki, insieme alle sue milizie settarie e al partito sciita Dawa – dal quale Abadi ha detto di non sentirsi rappresentato –aspetterà, determinata a non lasciare che l’Iraq si sbarazzi dell’eredità di Maliki così facilmente.

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Ilaria Antoniello

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