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Provate a parlare con Hamas

di Avner Fainguelernt (Yedioth Ahronoth 19/11/2012). Traduzione di Claudia Avolio.

La patologia di generazioni di governi israeliani è far pagare a noi cittadini l’orribile prezzo di una vita senza vitalità. Come l’imbarazzante spettacolo della sedia vuota di Clint Eastwood nel corso della campagna elettorale americana, assassinando Ahmed Jabari il governo israeliano prova a convincere di nuovo sé stesso che non c’è nessuno dalla parte palestinese con cui parlare. Già è diventata una tradizione, nel nostro Paese illuminato e democratico, assassinare ogni forte figura palestinese che possa condurre il popolo palestinese e la società israeliana verso qualche accordo che imbocchi la via della vita, qui, in questa regione divisa e lacerata.

Proprio come l’assassinio di Abu Jihad in Tunisia e l’imprigionamento di Marwan Barghouti, stavolta – a Gaza – il governo israeliano sta facendo ogni cosa in suo potere per distruggere qualunque possibilità di creare una vera leadership palestinese. La sedia vuota dichiarata più volte dai governi di Israele è soprattutto un cupo riflesso dei nostri indegni leaders. Non osano guardare noi cittadini dritti negli occhi e chiedono che si prendano la vera responsabilità per le persone le cui vite dipendono da loro e dalle loro decisioni. L’isterismo verso l’Iran, l’orrore per il nuovo Egitto, la paura per la Primavera Araba e la patologia quando si arriva a parlare del popolo palestinese non sono il modo di guidare una nazione, a meno che l’obiettivo della leadership sia creare paura costante e dipendenza, santificando un governo che si considera democratico ed illuminato.

Un vero leader è colui che prende su di sé una seria responsabilità e chiede a sé stesso il coraggio civile necessario per parlare ad Hamas, in modo che qui si ricrei la vita. Ma i nostri leaders si stanno nascondendo dietro tonnellate di bombe gettate dal cielo da un’avanzata forza aerea, blindati ed artiglieria, navi da guerra e brigate di fanteria, tutti formati da civili che stanno perdendo l’abilità di comprendere il significato di civiltà e di una vita degna. Parlando con ragazzi che vivono nei pressi di Gaza da tutta la vita, sotto la minaccia delle allerte della Croce Rossa, ho detto ingenuamente che forse, se un missile colpisse Tel Aviv (e spero davvero che non ci saranno più missili, da nessuna parte), questo spingerebbe i nostri leaders a iniziare un dialogo con Hamas.

E’ possibile che finché i missili colpiscono comunità del sud o del nord, i governi israeliani abbiano una scusa per usarci – noi, i cittadini che vivono sulla linea di confine – come vittime per giustificare i crudeli attacchi su una popolazione di civili, uccidendo figure-chiave che avrebbero potuto condurre a veri passi avanti tra la società palestinese e quella israeliana. Forse ora la politica della sedia vuota non sarà più giustificabile, perché dovremo parlare faccia a faccia piuttosto che usare il “format Gaza”, come ha detto il ministro della Difesa. Ci dovete la cosa più elementare – parlare ad Hamas – se volete aggiudicarvi la nostra fiducia. Avete provato a usare tutte le armi di questo mondo. L’unica cosa che non avete ancora tentato è il semplice, necessario dialogo. Questa è la vostra occasione, se avete ancora speranza di restare di un qualche valore ai nostri occhi.

Avner Fainguelernt è un educatore e regista indipendente, nato e tuttora residente in un kibbutz nei pressi di Gaza. E’ direttore del Dipartimento per la Tv e le Arti del Cinema al Sapir Academic College, e fondatore del Cinema South Festival di Sderot.

Link: Try Talking To Hamas


Claudia Avolio

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