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Le attiviste saudite e la visita di Obama a Riyad

Al-Hurra (27/04/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Durante la sua vita in Araba Saudita, il presidente americano Barack Obama si è incontrato anche con l’attivista Maha al-Muneef che, settimane fa, ha ricevuto dal Dipartimento di Stato americano il riconoscimento di “Donna Più Coraggiosa”.

Al-Muneef, che è laureata alla facoltà di Medicina e Chirurgia, dirige attualmente il programma nazionale per la sicurezza famigliare ed è membro della Rete Araba per la Protezione dell’Infanzia dalla Violenza. Inoltre, l’attivista, nel tentativo di lottare contro la violenza famigliare e infantile,  ha contribuito allo sviluppo di una legislazione che proibisce la violenza famigliare nel Regno, dove vigono valori sociali e correnti religiose conservatrici. Ciononostante, nei giorni in cui è stato a Riyad, Obama non ha toccato l’argomento della violazione dei diritti umani nel Regno. Questo, del resto, era già stato annunciato dall’alto funzionario americano che ha accompagnato il presidente americano.

La visita di Obama, però, è anche coincisa con una ricorrenza speciale per le attiviste saudite, ovvero, la campagna, lanciata il 26 ottobre 2013, che promuove la guida delle donne. Le attiviste, come Madeha Ajroush e Aziza Yousef, si sono giustificate affermando che la data era già stata fissata e hanno negato di aver subito pressione da parte delle organizzazioni internazionali. Durante quest’occasione, alcune attiviste hanno rispettato il divieto di guidare emesso dal ministero degli Interni per evitare di scontrarsi con le autorità, ma ribadendo di voler continuare la loro campagna; altre, invece, si sono messe alla guida in diverse città del Regno, correndo il pericolo di essere multate dalla polizia.

Il portavoce del Generale Mansour al-Turki, infatti, ha annunciato all’Agence France-Press che alle donne saudite non è permesso guidare automobili, avvertendo che le contravvenzioni possono essere emesse anche contro chi sostiene questa causa.

In Arabia Saudita, che è l’unico Paese in cui la guida femminile è illegale, le donne, per spostarsi, lavorare o sposarsi hanno bisogno di un permesso che può essere concesso da una delle seguenti figure: il mahram (ovvero, secondo il diritto musulmano, tutte le persone con cui è vietato sposarsi) il curatore legale, il padre, il fratello, il marito o il cognato per viaggiare.

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Roberta Papaleo

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