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Prospettive di investimento nelle energie rinnovabili

Mena ReportDi Walid Khadduri. Al-Hayat (05/08/2013). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

L’interesse per l’energia rinnovabile resta molto limitato nel mondo arabo, dato il dominio dell’industria degli idrocarburi sulle economie della regione. Questa mentalità non è cambiata nemmeno di fronte ad alcune importanti trasformazioni in corso che spingono i consumi sempre più in alto, come l’aumento demografico, lo sviluppo delle città, gli standard di vita più elevati e l’uso crescente di climatizzatori e altre apparecchiature elettroniche.

Investire nel settore dell’energia rinnovabile richiede innanzitutto uno studio completo della situazione attuale. Qualcosa del genere è stato realizzato il mese scorso con la pubblicazione del Middle East and North Africa (MENA) Renewables Status Report, a cura dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) in collaborazione con il Ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti e REN 21 (Renewable Energy Policy Network for the 21st Century).

Attualmente gli investimenti arabi nelle energie rinnovabili ammontano a 10 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, molti studi indicano che l’aumento del consumo di elettricità nella regione ne richiederà di più – secondo le stime della Banca Mondiale fino a 30 miliardi di dollari all’anno entro il 2040, pari al 3% del PIL.

Tra il 2004 e il 2011 nell’area MENA gli investimenti annuali nelle energie rinnovabili sono passati da 439 a 2870 milioni di dollari. Ministeri e aziende elettriche hanno preso l’iniziativa, in collaborazione con banche internazionali di sviluppo, ma la crescente domanda di elettricità ha spinto ad investire anche aziende private, specie attraverso progetti che operano al di fuori delle reti nazionali (off grid).

Ad esempio, nel 2012 un’azienda tedesca ha costruito una centrale solare in grado di produrre 50 kilowatt a Wadi al-Natrun, in Egitto, oltre a 4 turbine eoliche e ad un sistema di stoccaggio della batteria che fornisce elettricità 24 ore su 24. In questo modo si riduce la pressione sulla rete nazionale e si raggiungono piccole popolazioni in aree rurali, dove l’energia viene utilizzata per progetti di desalinizzazione e per l’irrigazione.

Il rapporto dell’IRENA ritiene anche che riformare e modernizzare le politiche energetiche della regione possa aprire spazi per più produttori indipendenti, in modo da generare elettricità eccedentaria con prezzi, quantità e tempistiche da concordare. Potrebbero essere utilizzati in zone remote a bassa densità di popolazione e immettere energia nella rete nazionale, come avviene in Arabia Saudita e Marocco.

Stando ai piani attuali, entro il 2020 l’area MENA beneficerà di progetti a lungo termine nel campo delle energie rinnovabili. Il rapporto, tuttavia, non considera le difficoltà del settore privato ad entrare nella produzione di energia. Occorrerà innanzitutto sviluppare politiche e normative chiare, definire il tetto dei sussidi pubblici e la loro influenza sui prezzi, sondare la reazione dell’opinione pubblica e considerare i rischi politici derivanti dal coinvolgimento del settore privato in investimenti che riguardano infrastrutture statali. Ma la domanda fondamentale è se gli attori coinvolti saranno in grado di pianificare in modo razionale e scientifico la generazione di energia sufficiente per mettere fine alla carenza energetica e ai suoi effetti negativi sulle popolazioni e sull’economia.

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Cristina Gulfi

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