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Promuovere la libertà d’espressione e di opinione: il Premio Samir Kassir

Articolo di Roberta Papaleo.

Tra le molte iniziative di cooperazione tra l’Unione Europea ed il mondo arabo, è di certo degno di nota il progetto del Premio Samir Kassir per la Libertà di Stampa, ispirato all’omonimo giornalista libanese, assassinato a Beirut nel giugno 2005.

Sin dal 2006, questo riconoscimento, finanziato dall’UE e promosso dalla Delegazione europea di Beirut e la Fondazione Samir Kassir, premia giornalisti provenienti dalla regione del MENA e del Golfo (in particolare, partecipano i seguenti Paesi: Algeria, Bahrein, Israele, Iraq, Egitto, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen). La competizione consiste nel presentare un articolo d’opinione, uno di ricerca o ancora un report audiovisivo che abbia come tema principale uno dei seguenti: stato di diritto, governance, diritti umani, lotta alla corruzione, sviluppo democratico, partecipazione cittadina, ma soprattutto, libertà di espressione.

Su questo ultimo punto è interessante notare che, per poter partecipare alla competizione, gli articoli devono essere stati pubblicati da un qualsiasi organo di stampa di qualsiasi natura di uno degli Stati membri dell’Unione Europea: si tratta, dunque, di un riconoscimento che supera le barriere culturali e transnazionali per il bene della libertà di opinione e di espressione.

Altro indizio della forte natura interculturale di questo progetto è la composizione della giuria: tutti gli anni, infatti, gli articoli in gara vengono sottoposti al vaglio di una commissione formata da sette personalità, arabe ed europee, provenienti dall’ambito dei media e della società civile – giornalisti, opinionisti, analisti, corrispondenti TV; ad essi si aggiunge, inoltre, un osservatore in rappresentanza dell’UE.

All’edizione di quest’anno hanno partecipato ben 180 giornalisti del bacino del Mediterraneo e dei Paesi del Golfo. Di questi, come ogni anno sono stati tre gli articoli premiati, uno per categoria, redatti da giornalisti provenienti da Egitto, Tunisia e Siria.

Per il Miglior Articolo di Opinione, l’egiziano Mohamed Abo El-Ghit è stato premiato per il suo articolo dal titolo “La stagione dei morti viventi”, pubblicato dal quotidiano Al-Shorouk lo scorso 3 gennaio 2014. Ispirato agli scontri tra sostenitori e oppositori della Fratellanza Musulmana verificatisi dopo la deposizione dell’ex presidente Morsi, El-Ghit ha voluto condannare la mentalità di massa che ha generato una violenza  inaudita da entrambe le parti.

Per il Miglior Articolo di Ricerca, il premio è andato alla tunisina Hanene Zbiss per il suo “Asili coranici in Tunisia”, pubblicato dal settimanale Réalités il 10 ottobre 2013. Il suo pezzo descrive il fenomeno della proliferazione dei cosiddetti “asili coranici” creati da alcune associazioni religiose tunisine a partire dal 2011.

Per il Miglior Report Audiovisivo, il siriano Orwa Mokdad ha ricevuto il premio per il suo lavoro “Musica siriana”, che ha come protagonisti musicisti e cantanti siriani che vivono a Beirut: è un modo per descrivere come la crisi siriana abbia influenzato anche l’arte ed il modo in cui questi giovani la usano per combattere la violenza.

 

Per saperne di più:

Sito ufficiale della Fondazione Samir Kassir       

Sito ufficiale del Premio Samir Kassir

 


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