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Primavera araba: gli altri crimini di guerra

Zoom 29 ago primavera araba

El País (28/08/2013). Traduzione di Roberta Papaleo.

Le foto sono spettacolari: scavatrici Hyunday su sarcofagi rivoltati o su viadotti costruiti parecchi anni fa. Stiamo parlando di Cirene (da cui Cirenaica), la bella città fondata dai greci nel VII secolo a.C. nella Libia orientale . Gli abitanti nei dintorni del sito archeologico, situato vicino Bengasi e patrimonio dell’UNESCO, hanno distrutto una parte del cimitero con l’idea di vendere i lotti di terreno a promotori immobiliari e a privati. Dicono che le terre sono loro, anche se non hanno documenti che lo attestino. Per questo chiedono prezzi stracciati e molto probabilmente gli acquirenti saranno gli stessi che portano le scavatrici. Si possono costruire molti edifici panoramici…

Sappiamo bene che la primavera araba sta passando un periodo difficile. Le rivolte cittadine hanno rovesciato i dittatori senza un copione prestabilito e adesso le aspirazioni di milioni di persone – soprattutto, condurre una vita libera e dignitosa – vengono trascinate dalle lotte di potere. È difficile prevedere il corso di una rivoluzione, ma ciò che non era previsto è che alcuni dei tesori più preziosi del patrimonio culturale si trasformassero in vittime collaterali dei disordini.

Gli abitanti locali, che sotto Gheddafi non muovevano un dito, ora di mostrano disposti a negoziare col governo… Un governo che non ha soldi, bloccato in un parlamento diviso, senza né un esercito né un corpo di polizia degni di questo nome.

Un archeologo, Ahmed Hussein, lotta contro questa barbarie, armato di fotocamera. Oggi tocca a Cirene, ma qualche giorno fa era il museo di al-Minya nel Nord dell’Egitto: sono stati rubati più di mille oggetti archeologici di valore inestimabile. Quello che non hanno potuto portare via, che fossero mummie o statue, lo hanno distrutto. Il via era stato dato un paio di anni prima nel Museo Egizio del Cairo: in questo caso, le autorità danno la colpa a gruppi islamisti.

Alcuni salafiti e talebani hanno recentemente distrutto delle moschee in Mali e il mausoleo di Abramo in Siria, come in passato hanno fatto esplodere i Buddha di Bamiyan. È ovvio che la cittadella di Aleppo è stata il centro del bersaglio delle truppe di Bashar al-Assad. Ancora prima era stata la volta del Museo Nazionale in Iraq, saccheggiato dieci anni fa. Non molto tempo fa abbiamo visto bruciare su territorio europeo la biblioteca di Sarajevo. Sono gli altri crimini contro l’umanità. Sempre impuniti.

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Roberta Papaleo

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