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Prima che la Siria venga distrutta

Di Bashir Al-Bakar. Al-Araby (23/10/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Negrini.

Prima che la Siria venga distrutta completamente. Queste parole sono state usate dal Segretario di Stato americano, John Kerry, per invitare le parti locali e internazionali a discutere della situazione siriana. Kerry ha sottolineato la necessità di trovare una via d’uscita prima che la Siria venga distrutta completamente. Le parole del segretario americano conducono a due osservazioni importanti.

La prima è che questo avvertimento giunge dopo il peggioramento delle ostilità in Siria, a causa della discesa in campo della Russia, che garantisce al regime siriano una copertura militare e politica, dando il colpo di grazia al Paese già moribondo.

La seconda è che quest’affermazione fa capire agli osservatori che la Siria è vicina alla distruzione totale, in mancanza di cambiamenti della situazione attuale.

Non è da sottovalutare il secondo punto e dobbiamo soffermaci un attimo ad analizzarlo, visto quanto è successo in Siria durante questi quattro anni di guerra, durante i quali il regime ha lanciato contro il suo popolo diversi tipi di armi senza riuscire a sradicare la rivoluzione, fatto che l’ha costretto a chiedere aiuto ai russi.

Questo è ciò che si evince dall’ingresso della Russia, che da tre settimane mette a dura prova i lavori per raggiungere un accordo politico, e che sta mobilitando qualsiasi tipo di arma in suo possesso per ottenere una vittoria militare totale contro la rivoluzione siriana entro sei mesi. La Russia sta mantenendo come obbiettivo non quello modificare l’equilibrio delle forze in gioco nelle aree contro il regime e i suoi alleati iraniani, bensì quello di eliminare completamente le forze di resistenza armata siriane.

Incuranti delle conseguenze delle loro azioni, stanno compiendo massacri (400 morti negli ultimi 20 giorni) senza nessun intervento internazionale e senza nessuna copertura mediatica, di fronte a un evento così grave da poter essere definito come sterminio.

È evidente che non c’è nessuno capace di fronteggiare la Russia nel prossimo futuro, eccetto le organizzazioni militari siriane dell’opposizione, i cui armamenti non permettono loro di affrontare gli aerei e i missili che vengono lanciati dalle navi russe. Il punto della questione non è definire se si tratti di battaglia impari o meno, conclusione  alquanto scontata finché le forze della resistenza non verranno rifornite di armamenti antiaerei, bensì di considerare i metodi russi, che qualche giorno fa hanno lanciato volantini su Aleppo, chiedendo agli abitanti di evacuare le zone che erano sotto il controllo delle forze dell’opposizione, per procedere con i bombardamenti. Queste stesse zone sono sottoposte a bombardamenti effettuati con qualsiasi tipo di arma da parte del regime da due o più anni. E adesso i russi vogliono raderle al suolo, fino a quando non ne avranno acquistato il pieno controllo.

Solo due anni fa non si sarebbe potuto pensare che si sarebbe giunti a questa situazione, ma gli sviluppi degli eventi hanno superato le peggiori previsioni. Non è improbabile che tra un anno ci fermeremo a pregare sulle rovine del Paese che una volta chiamavamo Siria. Purtroppo si è avverata la minaccia di alcuni uomini coraggiosi: “Assad o bruciamo il Paese”.

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Bashir Al-Bakar è un poeta e scrittore siriano, vice caporedattore di “ Al-Araby al-Jadeed

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


Claudia Negrini

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