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Il presidente siriano e la presidente iraniana: verso il futuro

Di Abdul Rahman al-Rashid. Asharq al-Awsat (26/05/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Di recente ha avuto luogo a Parigi l’incontro tra il presidente della Coalizione Nazionale Siriana, lo sheikh Ahmad al-Jarba, e la leader dell’opposizione iraniana, l’ingegnere Maryam Rajavi. L’evento ha suscitato le critiche di Teheran che lo ha definito “un grave errore”, poiché “un’alleanza tra le due parti è inconcepibile”. I temi affrontati comprendono il ripristino del vecchio sistema di governo in Iran e un futuro migliore per i due Paesi in questione: Iran e Siria.

In questi termini, è dunque possibile riferire tale atto avventato di al-Jarba come una mossa perspicace, perché rappresenta una prima e concreta risposta al governo di Teheran, considerato responsabile della maggior parte dei crimini operati nella regione. Questa accusa riguarda, in particolare, la guerra in Siria, finanziata in termini economici e umani dallo stesso regime iraniano, senza il cui sostegno il sistema di potere di Assad avrebbe smesso di esistere già da tempo.

Si comprende allora il ruolo della Rajavi, tra le tante personalità che nocciono al regime iraniano, la cui forza deriva per l’appunto dall’incarico che ricopre, quale leader del movimento dei Mujahideen al-Khalq (o anche MEK), una ferrea organizzazione che racchiude in sé la sinistra politica e l’Islam.

Il movimento Mujahideen al-Khalq è un’associazione addestrata e una chiara minaccia per il regime iraniano. Infatti, l’unione tra i mujahideen emigrati in Siria (in seguito al mandato di chiusura del campo Ashraf, sede operativa del movimento in Iraq, emanato da Baghdad), con gli altri membri del movimento attivi in Europa e negli Stati Uniti, rappresenta una decisiva offensiva ai due regimi del male: siriano e iraniano. Una tale alleanza, pur non cambiando il peso delle varie potenze, offre dei segnali importanti: primo, il sostegno dell’Iran a Bashar al-Asad ha come conseguenza la formazione del movimento dei Mujahideen al-Khalq; secondo, la resistenza siriana non è settaria e il sostegno di al-Jarba all’opposizione iraniana è di fatto uno schieramento contro Damasco e Teheran; terzo, si tratta di una risposta ai servizi segreti iraniani che sembrano affiancare la resistenza siriana, quella falsa e legata al regime, come sostituto della vera organizzazione dei rivoltosi in Siria, formata dal Consiglio Nazionale e dall”Esercito Libero.

Al pari di ogni altro sistema regionale, persino l’Iran è uno stato fragile, in quanto soffre al suo interno della presenza di diverse forze di sovversione, radicate anche in Occidente. L’incontro tra il leader siriano al-Jarbae e la signora Rajavi, dunque, è anche un modo per raccogliere consensi tra la rimanente parte dei dissidenti iraniani.

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Viviana Schiavo

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