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Polveriera Medio Oriente, Trump, il gendarme Netanyahu e l’Europa che non c’è. Intervista ad Alberto Negri

Intervista di Katia Cerratti

L’uscita di Trump dallo storico accordo sul nucleare stipulato nel 2015 con Iran, UE, Russia e Cina, lo spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme e la mattanza messa in atto da Israele nella striscia di Gaza nei confronti dei palestinesi che partecipavano alla ‘marcia del ritorno’ verso i territori occupati, nei giorni scorsi hanno scosso e rimesso in discussione la geopolitica mediorientale, sempre più simile a una polveriera pronta ad esplodere e caratterizzata da un groviglio di arroganza e pericolose provocazioni da parte di Trump, deboli prese di posizione da parte dell’Europa e della Russia, irritazione dell’Iran che ricorda come gli Usa non abbiano mai rispettato l’accordo, e dal gigante Israele a cui Trump regala sempre più potere. L’inviato di guerra Alberto Negri, analizza in questa nostra intervista alcuni aspetti di questa delicata vicenda.

 Trump strappa l’accordo sul nucleare,  poi auspica di arrivare a un equo accordo con l’Iran e nel frattempo intavola incontri di pace con Kim Jong-un. Cosa c’è sotto  questa pericolosa strategia?

Sotto non c’è nulla, è tutto davanti! E’ tutto sopra, l’obiettivo, sia con lo spostamento dell’ambasciata di Gerusalemme, sia con l’uscita dall’accordo con l’Iran, è molto chiaro e molto semplice, è quello di lasciare Israele come unica superpotenza della regione e investire Netanyahu del ruolo di gendarme del Medio Oriente.

L’Europa sembra aver perso su tutta la linea in questa vicenda. Quali errori ha commesso?

Siamo tutti perdenti in questa vicenda, non soltanto l’Europa. Prima di tutto il mondo arabo e musulmano ma i perdenti veri sono l’Europa e la Russia insieme, non c’è un solo perdente qua perché l’Unione europea è un’entità assolutamente evanescente, non c’è una politica né estera né di difesa comune, lo sappiamo benissimo, e quindi le posizioni che ha preso sono state deboli, soprattutto nei confronti di Israele, l’Europa è sempre pronta a sanzionare la Russia per qualunque cosa ma non sanziona mai né gli Stati Uniti né Israele e questo dimostra qual è il doppio standard ed è il vero motivo per cui l’Europa non ha nessuna credibilità nel mondo arabo musulmano, questa è la realtà vera. E per quanto riguarda l’accordo sull’Iran, naturalmente gli europei cercano in qualche modo di difenderlo e anche di aggirare, come ha detto Juncker, le sanzioni americane perché da una parte rappresentano un affare economico e dall’altra parte probabilmente una moneta di scambio per la questione dei dazi americani.

 La Russia appare come un sorprendente mediatore fra  Iran e Israele. Mira soltanto a salvare il regime di Assad e i suoi interessi in Siria o c’è altro?

Non c’è niente sotto è tutto davanti, ripeto. E’ ovvio, o Putin ha salvato il regime di Assad che peraltro ha incontrato anche a Sochi, però il problema è che la Russia sapeva benissimo di che cosa si trattava nella guerra in Siria, si trattava di una guerra per procura contro l’Iran, lo è stato quasi da subito, cioè una  guerra contro il maggior alleato di Teheran, sapevano benissimo che intervenendo si sarebbero provocati problemi con Israele. I problemi con Israele si sono moltiplicati, allo stesso tempo però Putin ha bisogno di Israele per un semplice motivo: la Russia è sotto sanzioni. Gli oligarchi e le trenta famiglie più importanti della Russia hanno fatto pressioni su Putin perché cercasse in qualche modo di aggirare le sanzioni e Netanyahu offre questo a Putin, la possibilità di aggirarle. E’ per questo che Putin ha fatto delle ben deboli prese di posizione sulla questione di Gaza.

E’ reale il rischio che l’Iran possa fare appello a Hezbollah in Libano coinvolgendo il paese dei cedri  in una ennesima devastante guerra ?

Molto dipende da Netanyahu e da Israele, dipende su quale fronte vogliono lavorare gli israeliani, adesso stanno lavorando sul fronte siriano perché fanno periodicamente  dei raid militari e dall’altra parte agiscono sul fronte diplomatico. Se a un certo punto servisse loro, sarebbero pronti anche ad aprire sul fronte libanese però, sul fronte libanese, sanno che hanno dei problemi grossi, la guerra del 2006 lo ha dimostrato, i missili di Hezbollah possono colpire Israele.

E a proposito del Libano, le ultime elezioni hanno rafforzato il partito di Hezbollah. Come lo spieghi e cosa può significare per il futuro del Paese?

Innanzitutto Hezbollah si è rafforzato ma si è rafforzato nel campo sciita, non si è rafforzato in modo generale, siccome ci sono delle leggi in Libano che danno un numero di deputati diviso per sette confessioni, quindi, in realtà il rafforzamento di Hezbollah è più che altro un titolo che hanno messo i giornali italiani. Questo è stato interessante ed è stato però accompagnato per esempio, dal successo di Moqtada al-Sadr in Iraq, che mi è sembrato molto più interessante dell’affermazione di Hezbollah che era estremamente scontata. L’affermazione in Iraq di Moqtada al-Sadr in Iraq è importante perché riporta in primo piano un personaggio che sembrava relegato in seconda fila, e anche perché Moqtada as-Sadr è come dire Moqtada al-Sadr reloaded, rivisitato, rivisitato da chi? Rivisitato dai Sauditi, l’anno scorso è andato anche a Ryad a visitare il principe Mohammed ibn Salman, cioè, che cosa vuol fare Moqtada al-Sadr, vuol  mettersi al centro dello scontento sciita nei confronti dei partiti di Abadi o del movimento di Amery,  e delle menti filo iraniane, per sfruttare, come dire, una posizione che gioca tra, da una parte con l’Iran e dall’altra parte anche con la rivalità dell’Iran con i sauditi.

Assad rassicura sull’impossibilità di un conflitto mondiale ma dopo la plateale accusa di Netanyahu all’Iran sul possesso di armi atomiche malgrado la verifica dell’Aiea,  il Jerusalem post afferma che con quello che sta accadendo ‘la guerra è nell’aria’. Quali scenari potrebbero profilarsi secondo te?

C’è già una guerra mondiale in atto, ma in atto non da oggi, da sette anni in Siria! Gli Stati Uniti e le monarchie arabe hanno cercato di buttare giù Bashar Assad insieme alla Turchia, dentro le moschee ci sono eserciti e milizie di ogni genere, una specie di condominio militare in cui in qualunque momento può accadere un incidente che può essere un incidente che coinvolge tutte le due super potenze con i loro alleati, ci sono tutte le situazioni di un conflitto. E poi, è una guerra a più livelli, è una guerra che ha coinvolto  militari in Siria, Yemen, ma è una guerra che ha anche dei risvolti economici e finanziari, per esempio le sanzioni all’Iran, per esempio i dazi all’Europa, Trump  con i dazi ricatta l’Europa per costringerla in qualche modo a tenere sotto sanzioni sia la Russia che l’Iran.


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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