Daesh Francia Zoom

Perché i ritratti del Profeta di Charlie Hebdo hanno infastidito molti musulmani?

Di Ian Black. The Guardian (07/01/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

La satira e l’islam non vanno molto d’accordo, specialmente se il format è una rappresentazione del profeta Muhammad o quella dell’auto-proclamato califfo del Daish Abu Bakr al-Baghdadi, che ora detta legge in varie regioni dell’Irak e della Siria. Charlie Hebdo, la rivista la cui sede di Parigi è stata attaccata mercoledì 7 gennaio da uomini armati, ha pubblicato nel tempo varie vignette controverse.

Lo scorso ottobre aveva rappresentato i jihadisti di Daish, ritraendoli come nemici della legge islamica: il disegno mostrava un uomo con il volto coperto che tagliava la gola a una vittima inginocchiata, inviluppata in un turbante, che gridava: “Sono il profeta, abbrutito!” e il killer rispondeva: “Chiudi la bocca, infedele”. La vignetta si intitolava: “Se Muhammad tornasse..”

I musulmani osservanti si arrabbierebbero per immagini di questo tipo, in particolare se si tratta di salafiti che aderiscono a tradizioni risalenti all’Arabia del VII secolo o delle piccole comunità che sposano la visione dell’islam rivendicata anche da Daish e da al-Qaeda e la cui dottrina permette di uccidere i cosiddetti “apostati”. A qualsiasi musulmano sunnita viene vietato di raffigurare il profeta Muhammad o altri profeti quali Mosè o Abramo.

L’islam non è l’unico a vietare questa pratica: l’ebraismo vieta l’uso di idoli e il cristianesimo a suo tempo non vedeva di buon occhio le raffigurazioni delle figure sacre, ammettendo la croce come unica rappresentazione in Chiesa. Il Corano non vieta esplicitamente le immagini di Muhammad, ma diversi hadith vietano ai musulmani di dipingere figure umane. Tradizionalmente questo divieto era dovuto al fatto che le immagini potevano incoraggiare l’idolatria, piaga del periodo della jahiliyya nell’Arabia pre-islamica. La rappresentazione più comune del profeta Muhammad nell’arte islamica è fatta tramite la calligrafia. Il Corano non è mai illustrato.

La distruzione da parte dei talebani delle statue del Buddha a Kandahar è un esempio dell’intolleranza verso le immagini. Uno dei motivi di scontro tra i sunniti e gli sciiti è proprio la maggiore flessibilità degli sciiti nel raffigurare Husayn, nipote di Muhammad. Daish ha distrutto i santuari dedicati a figure sunnite o sufi e ha demolito diverse moschee sciite.

In una vignetta pubblicata proprio prima dei tragici avvenimenti di mercoledì 7 gennaio, Charlie Hebdo raffigurava al-Baghdadi, ispirandosi a una sua fotografia scattata a giugno scorso in una Moschea mentre proclamava l’esistenza di un nuovo califfato, dopo la conquista della città irachena di Mosul. Nella vignetta il personaggio fa gli auguri per il 2015: “E soprattutto la salute!”.

Nel novembre del 2010 era stata lanciata una bomba incendiaria sulla sede della rivista e il suo sito era stato vittima di un attacco da parte di hackers dopo aver comunicato, postando sui social media una vignetta di Muhammad, che aveva in programma di pubblicare un numero con il Profeta nelle vesti dell’editore capo.

Ian Black è editore de The Guardian in Medio Oriente.

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Chiara Cartia

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