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Perché l’Islam politico indietreggia?

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Perché l'Islam politico indietreggia?Di Abdullah Iskandar. Al-Hayat (10/03/2013). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Dopo aver mostrato un’insaziabile smania di potere e di controllo delle istituzioni, l’Islam politico sta facendo dei passi indietro. In Tunisia, il movimento Ennahda ha infatti rinunciato alla formazione di un governo in seguito alle elezioni dell’Assemblea Costituente e anche ad una serie di portafogli ministeriali “sovrani”, mentre i Fratelli Musulmani d’Egitto hanno infine desistito da elezioni parlamentari ad ogni costo e il prima possibile.

In entrambi i casi, se l’Islam politico indietreggia non è per senso della democrazia o per una maggiore partecipazione delle forze d’opposizione al riassetto dello Stato durante la fase di transizione. La spiegazione va cercata nella mancanza di equilibrio interno, dato il persistere di una situazione di crisi politica sia in Tunisia che in Egitto.

Tre sono i motivi principali che giocano a sfavore dell’Islam politico. Il primo è la smania di potere dei nuovi governanti, i quali però non hanno saputo fornire le giuste soluzioni politiche e sociali. L’Islam politico si è dunque rivelato un fallimento agli occhi degli elettori nel modo di esercitare il potere, ma anche nella gestione degli affari nazionali.

In secondo luogo, la società civile e laica ha assunto una ferma posizione sulla questione della democrazia e del rifiuto della dittatura. L’opposizione al progetto dello “Stato religioso” voluto dall’Islam politico è andata crescendo: gli slogan sulla libertà e sull’uguaglianza dei cittadini hanno avuto un’eco sempre maggiore, attraendo tutti quanti si sentono frustrati dall’esperienza di Ennahda in Tunisia e dei Fratelli Musulmani in Egitto. La società civile è uscita dunque rafforzata dall’ondata dello “Stato religioso”.

La terza ragione, forse la più importante, è che l’Islam politico non è riuscito a prevalere sulle istituzioni militari. Ciò implica il mancato controllo sulla macchina repressiva per fronteggiare l’opposizione e l’impossibilità di imporre con la forza ciò che non riesce con mezzi pacifici. Sia in Tunisia che in Egitto, l’esercito ha dichiarato più volte di essere dalla parte del popolo, da cui la rivoluzione è partita, e di non volersi schierare con nessun partito politico. In altre parole ha “deluso” l’Islam politico, in quanto non ha represso le aspirazioni popolari e si è mantenuto neutrale, ben consapevole che è proprio questa neutralità ad aver contribuito al rovesciamento dei due regimi contro cui è sorta la rivoluzione.


Cristina Gulfi

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