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Perché i cortei francesi pro-palestinesi degenerano nella violenza?

Di Marion Garreau, Le Monde (22/07/14). Traduzione e sintesi di Francesca Passi.

Scontri, lancio di sassi e di gas lacrimogeni: queste poche parole bastano a descrivere ciò che è accaduto durante una manifestazione a sostegno di Gaza tenutasi sabato 19 luglio a Parigi, nel quartiere Barbès, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone.

Successivamente, domenica 20 luglio, nuovi disordini e tafferugli si sono verificati a Sarcelles, nella Val-d’Oise, dove alcuni negozi sono stati bruciati e diverse macchine sono state danneggiate.

E’ importante far presente che entrambe le manifestazioni erano state vietate dalla prefettura francese per ordine del Ministero dell’Interno, proprio allo scopo di evitare il succedersi di scontri e violenze.

Va ricordato, inoltre, che una settimana prima, il 13 luglio, erano già stati riportati casi di violenza nei pressi di una sinagoga nell’XI arrondissement di Parigi, a prova del fatto che il conflitto israelo-palestinese si era ormai acceso anche in Francia.

Eppure lo scorso fine settimana importanti cortei hanno preso luogo in diverse parti del mondo, soprattutto nelle grandi capitali come Dublino, Bruxelles, Londra e a Tel Aviv, ma nessuno dei suddetti raduni è poi sfociato in scontri violenti.

Secondo lo storico Samir Saul, specialista in materia di Francia e mondo arabo presso l’Università di Montreal, la reazione dei manifestanti francesi è dovuta alla posizione presa dal loro stesso governo, il quale, nell’impedire la libertà di espressione a una delle due controparti, ha inevitabilmente mostrato il proprio impegno politico a favore dell’altra.

Lo stesso professore ha sottolineato che il governo francese avrebbe dovuto reagire diversamente sin dai primi casi di violenza di piazza riportati il 13 luglio, per esempio rinforzando le misure di sicurezza necessarie a garantire il normale svolgimento dei cortei. Al contrario, il governo ha deciso di mettere a tacere la voce di uno dei due fronti, generando, di conseguenza, ulteriori tensioni. Infatti, è interessante notare che laddove le manifestazioni sono state autorizzate, ovvero Lione, Marsiglia, Lille e Strasburgo, alcun disordine pubblico è stato segnalato.

Tuttavia, questa non è la prima volta che una manifestazione in Francia degeneri nella violenza. Secondo Sébastien Boussois, dottore in Scienze Politiche e ricercatore presso la Libera Università di Bruxelles, questi episodi fanno pensare a “un confronto tra una società occidentalizzata e il mondo arabo” e ancora a “un faccia a faccia tra l’oppresso e l’oppressore”.

Infine, è bene ricordare che in Francia vivono 600.000 ebrei e 6 milioni di musulmani, dunque la situazione si presenta alquanto delicata.

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Giusy Regina

1 Commento

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  • Brano ibtetssante e attuale. …graxie alla traduttrice ci fa conoscere notizue interessanti …complimenti alla traduttrice …sei bravissima. ….

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