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Perché gli iraniani si sposano sempre meno?

Al-Monitor (02/06/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Le ultime statistiche rese note dall’Ente Nazionale per la Registrazione Civile e dal ministero per la Gioventù e lo Sport indicano che gli iraniani hanno perso interesse nel matrimonio e che il tasso di divorzio è aumentato.

Sono più di 11 milioni i non sposati in età da matrimonio – 20-34 anni per i maschi e 15-29 per le femmine. Ben il 46% degli uomini e il 48% delle donne all’interno di queste due fasce non è coniugato. Inoltre, tra il 2005 e il 2014 è aumentata anche la percentuale dei celibi over 35 – dal 6,7% al 10,2% – e quella delle nubili over 30 – dal 6,3% al 13,8%.

Negli ultimi 3 anni e mezzo, il tasso di matrimonio è andato scendendo: meno 1,9% nel 2012, 5,1% nel 2013, 6,7% nel 2014 e 7,2% nei primi mesi del 2015. I sociologi imputano il ridotto interesse dei giovani iraniani per il matrimonio in parte alle condizioni di vita dei nati negli anni ‘80 e ’90: le classi medie hanno vissuto una crescita smisurata della tecnologia e della libertà nelle relazioni sociali. Di conseguenza, hanno più opportunità di iniziare una relazione da single e non sono disposti a rinunciarvi impegnandosi nel matrimonio.

Oltre a ciò, dopo l’inizio delle sanzioni internazionali e parallelamente alla cattiva amministrazione dell’ex presidente Ahmadinejad, l’economia iraniana è peggiorata, il tasso d’inflazione ha superato il 30% e la disoccupazione è aumentata drasticamente. In quella situazione, i giovani della classe media non avevano la possibilità di sposarsi. Ecco spiegata la diminuzione del tasso di matrimonio tra il 2011 e il 2014.

Per Mahmoud Golzari, del ministero per la Gioventù e lo Sport, bisogna migliorare l’attitudine al matrimonio nella società iraniana, usando tutti gli strumenti culturali a disposizione: film, libri, musica. Ma davvero questo può bastare difronte al permanere dei problemi economici?

Manouchehr, 28enne ingegnere civile di Teheran, non si sposa per via del lavoro precario e degli affitti troppo alti. “Vivo con i miei genitori, non pago casa, posso uscire con la mia ragazza. Perché dovrei impoverirmi col matrimonio? Non voglio torturare né me, né lei. Ci si sposa per trovare stabilità e pace, non per soffrire a causa del reddito troppo basso”.

Il crollo del tasso di matrimonio preoccupa l’ayatollah Ali Khamenei. Già nel 2012 il supremo leader dichiarò che le autorità avrebbero dovuto abbandonare le politiche di controllo della popolazione dopo il 1992 e chiese al governo di incoraggiare le famiglie ad avere più di 2 figli, al fine di evitare l’invecchiamento e la diminuzione della popolazione. Nel 2014, esortò l’amministrazione Rohani ad intraprendere politiche volte “alla rimozione delle barriere al matrimonio e alla riduzione dell’età matrimoniale”.

Contemporaneamente, anche il tasso di divorzio è cresciuto in maniera continua dal 2006 al 2013, con un incremento del 65%. Anche in questo caso sono in gioco fattori sia mentali che economici: lo sviluppo tecnologico aumenta le possibilità di una relazione extraconiugale. A questo si uniscono le gravi difficoltà economiche che sfiniscono la coppia.

Nonostante il governo abbia reso note le statistiche sui tassi di matrimonio e di divorzio, non ha ancora fornito ricette economiche e culturali per affrontare la questione. La conclusione, a quanto pare, è aspettare che l’economia si stabilizzi.

Al-Monitor ha rispettato la volontà dell’autore di rimanere anonimo per proteggerne l’identità.

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Cristina Gulfi

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