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Perché le elezioni europee riguardano anche i Paesi arabi?

Di Schams el-Ghoneimi. Free Arabs (21/05/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Le elezioni europee non sono solo un evento strettamente legato all’UE: infatti, a seconda del risultato ottenuto, questioni importanti come la protezione dei diritti umani potrebbero prendere una direzione diversa da quella attuale. A tal proposito, in questi anni, alle attività del Parlamento europeo in materia di diritti umani si sono aggiunte quelle dell’EIDHR, l’Iniziativa Europea per la Democrazia e per i Diritti Umani, che finanzia una miriade di progetti gestiti da organizzazioni umanitarie indipendenti e ONG. Difendere i diritti umani è una decisione politica e le relazioni tra l’UE e i Paesi arabi non sono solo di natura commerciali.

Il timore è che possano vincere i partiti di estrema destra, come il Fronte Nazionale francese, pro-Assad. Nello specifico, la loro visione del mondo arabo varia, secondo le diverse correnti, dall’indifferenza, al neocolonialismo, al razzismo e alla xenofobia. Questi partiti credono che i programmi di aiuti dovrebbero essere tagliati, che il premio Sacharov per la libertà di pensiero, conferito anche a personalità siriane, egiziane e libiche, sia inutile. L’estrema sinistra, invece, sostiene il punto di vista, sul mondo arabo, della Russia e della Cina, Paesi in cui il giornalismo indipendente ha una vita difficile.

Votare per il Parlamento europeo significa anche sfatare il mito per cui quest’organo sia privo di poteri. Nel corso degli anni, infatti, esso ha ampliato le sue funzioni. In modo particolare, oggi, può porre il veto su accordi internazionali, come quelli con il mondo arabo. Questo è accaduto, per esempio, quando gli Stati membri volevano rimandare in Libia gli immigranti “illegali”.

Oltre ai diritti umani, il Parlamento europeo potrebbe promuovere politiche economiche più sostenibili e giuste con i mercati esteri e, nello specifico, quello con i Paesi arabi, che ha raggiunto un valore di circa 13 trilioni di dollari. Potrebbe, quindi, proporre maggiori protocolli di risparmio energetico, leggi più severe sul bilancio, promuovere industrie che non emettono anidride carbonica, scartando dai finanziamenti quelle più inquinanti. Inoltre, la nuova regolamentazione del sistema bancario, assicurativo e finanziario, prodotta dal Parlamento dall’inizio della crisi economia nel 2008, potrebbe riguardare anche le aziende arabe che fanno affari a Londra, Francoforte, Amsterdam e Parigi. Questi due mondi, ora come ora, sono più che mai interconnessi.

Il Parlamento è la rete politica più attiva in tutta Europa: è la sede dove qualsiasi esponente arabo può recapitare un messaggio al vecchio continente per sottoporre richieste o accendere dibattiti su determinate questioni, come hanno fatto l’emiro del Qatar, i presidenti di Tunisia, Giordania e Autorità Palestinese, o come Salim Idriss, uno dei maggiori generali dell’Esercito Siriano Libero.

In definitiva, è importante capire che le elezioni del Parlamento europeo, l’unico corpo politico internazionale democraticamente eletto, determineranno anche il futuro di un mondo, quello arabo, che è profondamente legato a quello europeo.

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Roberta Papaleo

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