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Perché il Canada vuole aderire alla coalizione anti-Daish?

Di Sonia Verma. Al-Jazeera (08/10/2014). Traduzione e sintesi di Francesca Passi.

La decisione del Canada di prendere parte ai bombardamenti aerei internazionali contro Daish (conosciuto in occidente come ISIS) in Iraq era del resto una conclusione scontata. Stephen Harper, primo ministro canadese, aveva già annunciato la propria intenzione di intervenire nel conflitto la settimana prima che l’eventuale decisione fosse stata discussa in parlamento: aveva dispiegato delle squadre di ricognizione speciale nella regione molti giorni prima di ogni eventuale votazione della risoluzione.

È interessante ricordare che il Partito Conservatore guidato da Harper detiene la maggioranza dei seggi nella Camera dei Comuni canadese. Se i partiti di opposizione avessero sostenuto l’iniziativa lanciata dal primo ministro, ciò avrebbe rappresentato un importante evento storico per il Paese da un punto di vista politico. Invece, l’opposizione ha votato contro la risoluzione interventistica, ma la sua voce non è stata affatto ascoltata. Di conseguenza, Harper è riuscito ad ottenere il mandato militare e a portare avanti il suo progetto.

Sebbene questa mossa politica possa rappresentare la decisione più giusta per il Paese e per la comunità internazionale, i motivi che hanno portato alla scelta non risultano del tutto opportuni.

Innanzitutto, Harper ha giustificato la propria decisione sostenendo che l’intervento militare sia nell’interesse dello Stato canadese e della propria sicurezza, in quanto si tratterebbe di un’azione bellica di autodifesa. Il primo ministro ha infatti dichiarato che Daish rappresenta una “minaccia diretta” per le famiglie canadesi, mettendo in guardia da eventuali “attacchi terroristici al di fuori della regione interessata, che possano avere nel bersaglio anche il Canada”. Eppure, Harper non ha fornito finora alcuna prova a sostegno delle proprie supposizioni.

Infine, è opportuno dire che sussistono molti dubbi circa la possibilità che l’intervento militare canadese possa apportare un contributo positivo al conflitto internazionale anti Daish. Non verranno dispiegate alcune truppe sul campo e l’intera missione avrà una durata limitata di sei mesi. Dunque, sono in molti a chiedersi se quest’azione militare sia davvero utile e possa fare la differenza.

Tuttavia, la storia insegna che il Canada abbia da sempre sentito il dovere morale e storico di sostenere i propri alleati nel suo piccolo, dunque questo può essere visto certamente come la giustificazione più sincera e convincente del proprio intervento militare.

Sonia Verma è una giornalista canadese residente nel Golfo. Scrive per The Globe And Mail, The Times of London e New York Newsday.

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Roberta Papaleo

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