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Un pentito rivela il vero volto di Mokhtar Belmokhtar

Zoom BelmokhtarEl Watan (25/10/2013). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo

Ha partecipato alla creazione di uno dei primi gruppi salafiti nel Sahara, negli anni 90, al lato di Mokhtar Belmokhtar. Tahaoui, terrorista pentito, ha raccontato a El Watan Weekend come il nemico pubblico numero 1 si è a poco a poco distaccato dall’AQMI (Al-Qaeda nel Magreb Islamico) per diventare il leader del suo gruppo.

“Quando vedo l’importanza che i media danno a Mokhtar Belmokhtar, rimango sempre stupito. Ho vissuto con lui per dieci anni e credo che solo il caso gli abbia permesso di diventare il terrorista che è oggi. Belmokhtar è un uomo come gli altri. Sono le circostanze che lo hanno portato ad accettare una missione che lui crede sacra. È vero, maneggia perfettamente l’arte della guerra e la sua esperienza in Afghanistan ha fatto di lui un buon comandante militare, ma questo non gli ha impedito di prendere delle cattive decisioni.

“Al-Qaeda aveva bisogno di lui perché era un uomo esperto nella guerra nel deserto e per le sue reti di conoscenza, che vanno dalla Tunisia al Congo. Il successo maggiore di Mokhtar è stato quello di rimanere vivo durante vent’anni di latitanza. Sapeva bene che dopo l’arresto, nel 2003, di Abderrezak el-Para, lui sarebbe stato il secondo della lista. Ho saputo che era entrato in contatto con i servizi di sicurezza algerini per servirsi del dispositivo di riconciliazione nazionale (2006). Credo che il suo unico scopo all’epoca fosse di restare vivo e guadagnare del tempo. Sa entrare in contatto e negoziare con tutti quando si tratta del suo interesse personale, che passa avanti a quello del gruppo. Ha avuto contatti con personalità importanti in Burkina Faso, Niger, Mauritania, Mali e Guinea, ma non ci si può fare affidamento: so che è capace di sbarazzarsi dei suoi alleati senza rimorso”.

Contrabbando

“Il potere ci ha offerto il deserto su un piatto d’argento, dal momento in cui ha distrutto la macchina del contrabbando gestita da Hadj Bettou. Si trattava di un’organizzazione che gestiva gruppi di contrabbandieri armati e ben addestrati costituiti da più di 200 uomini. Chadli e tutto l’apparato di potere avevano un guadagno non officiale per controllare le frontiere e sorvegliare il deserto. Ma l’arresto di Hadj Bettou ha creato una situazione di caos. Altri gruppi di contrabbandieri non controllati dallo Stato sono emersi. Questo ha coinciso con il nostro arrivo nella regione e ci ha facilitato le cose. Alcuni elementi di Hadj Bettou si sono uniti a noi, avevamo bisogno della loro esperienza. Non ho mai visto Belmokhtar aiutare un trafficante di droga, ma non ci opponevamo al passaggio dei contrabbandieri nelle zone che controllavamo, perché avevano molte informazioni sulla posizione delle forze di sicurezza algerine. Belmokhatr non voleva lo scontro con i contrabbandieri perché sapeva che tutta l’economia del Sahara si basa sul contrabbando. Col tempo diversi uomini hanno cominciato a lamentarsi dell’autoritarismo di Belmokhtar, motivo per il quale il capo di GSPC (Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento) ha deciso di inviare Abderrezak el-Para come emiro del gruppo del Sahara nel 2000. Nel marzo del 2001 Belmokhtar ci ha riuniti per chiederci di scegliere tra lui e il nuovo emiro. Un gruppo è partito con el-Para, i più anziani sono rimasti con Belmokhtar che si è autoproclamato emiro dei jihadisti algerini nel nord del Mali. Un terzo gruppo ha deciso di abbandonare l’azione armata. È in quel momento che ho deciso di arrendermi”.

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Roberta Papaleo

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