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Passi avanti a Marrakech

Marrakech
Zouhir Louassini
Zouhir Louassini

Di Zouhir Louassini. L’Osservatore Romano (29/01/2016). Non si può che incoraggiare chi ha deciso di organizzare la conferenza di Marrakech sulle minoranze religiose. Le parole chiare pronunciate dagli ulema sul terrorismo — definito «una patologia dell’islam» — sarebbero da incorniciare per coraggio e lucidità. La lucidità di chi ha capito e il coraggio di chi asserisce, finalmente coram populo, che nessuna religione può mai giustificare l’uccisione di innocenti.

Era diventato urgente che si sentissero alte le voci di chi, dall’interno dell’islam, condanna fortemente tutti i fomentatori dell’odio. A Marrakech quelle voci si sono udite, chiarissime. L’incontro — due giorni di lavoro — si è chiuso con un documento pieno di buone intenzioni: un accorato appello al dialogo e al rispetto reciproco.

La dichiarazione finale contiene riferimenti espliciti e continui ai principi universali e ai valori «sostenuti dai testi fondanti dell’islam»: il rispetto della dignità umana, il rispetto della libertà religiosa, il principio di giustizia e di non discriminazione. Un documento da sostenere compiendo ogni sforzo, perché arriva in un momento davvero buio nella storia del mondo arabo-islamico.

Qualche commento alla conferenza di Marrakech, comparso sulla stampa araba, mi ha riempito di gioia e — non esagero — di ottimismo. Poche volte ho sentito parole altrettanto chiare. Esplicita l’ammissione di Mohammed Habash, professore di teologia islamica ad Abu Dhabi, che ha scritto: «Le minoranze religiose, che vivono tra di noi, soffrono». E molti altri hanno sottolineato quanto un cambiamento sia ormai divenuto urgente.

Non solo. I trecento ulema presenti alla conferenza hanno anche ascoltato le parole del Patriarca caldeo che ha descritto e spiegato la situazione difficile dei cristiani iracheni. Parole chiare che illustravano, esemplificandolo, lo stato insopportabile in cui si trova il cristianesimo in Medio oriente. Gli ulema hanno potuto ascoltare con le proprie orecchie che l’interpretazione dell’islam, proposta (e imposta) da alcuni, non è così “tollerante” come immaginavano. E questo, in sé, è già molto positivo.

L’aspetto più importante dell’appello che viene da Marrakech è, senza alcun dubbio, l’invito a rivedere i libri scolastici per orientarli a un discorso diverso, rispettoso verso le minoranze religiose. Un passo molto coraggioso, per non dire rivoluzionario. Era ora. Anche se adesso serve tradurre questa indicazione in una pratica concreta, politica.

Con questa conferenza il “clero” musulmano ha fornito, seppur in linea generale, risposte molto serie su temi di grande attualità. Tuttavia ha omesso di rispondere alla domanda più urgente: ebrei e cristiani devono essere salvaguardati in quanto cittadini nel quadro dello stato di diritto oppure come minoranze religiose protette da parte della maggioranza musulmana?

La dichiarazione di Marrakech accenna all’argomento quando parla del significato della cittadinanza, ma non offre alcuna risposta chiara.

Così come è mancata una posizione definita sullo spinoso tema della libertà del credo: i musulmani possono scegliere altre religioni? Sono liberi di convertirsi a un’altra fede?

Non c’è dubbio: siamo di fronte, con la conferenza di Marrakech, a un importantissimo passo in avanti. Si dovrebbe essere però ancora più coraggiosi, giungendo finalmente ad affrontare problematiche che risultano dannose per lo stesso islam. Mettere in pratica i punti della dichiarazione, legittimata dalla presenza degli ulema più importanti del mondo islamico, è la vera sfida che confermerà se qualcosa sta cambiando davvero.

Vai all’originale.


Zouhir Louassini

Zouhir Louassini. Giornalista Rai e editorialista L’Osservatore Romano. Dottore di ricerca in Studi Semitici (Università di Granada, Spagna). Visiting professor in varie università italiane e straniere. Ha collaborato con diversi quotidiani arabi tra cui al-Hayat, Lakome e al-Alam. Ha pubblicato vari articoli sul mondo arabo in giornali e riviste spagnole (El Pais, Ideas-Afkar). Ha pubblicato Qatl al-Arabi (Uccidere l’arabo) e Fi Ahdhan Condoleezza wa bidun khassaer fi al Arwah (“En brazos de Condoleezza pero sin bajas”), entrambi scritti in arabo e tradotti in spagnolo.

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  • Bisognerebbe sempre ricordare al mondo cristiano (autodefinitosi “occidentale”), che non è corretto chiedere reiteratamente ad altri ambiti di egemonia confessionale -in particolare all’Islam- di “prendere le distanze” da ogni forma di violenza e di terrore; non lo è, corretto, quando da parte “occidentale” ci si ritiene affrancati da qualsiasi distinguo rispetto alle forme di discriminazione, violenza, intimidazione e terrore di matrice cristiana. Una pretesa di esenzione a priori, quella che sempre si manifesta di fronte al terrorismo cristiano, che non ha giustificazioni, dal momento che quotidianamente e da tutti i livelli della piramide gerarchica ecclesiastica e della sua intellighenzia, si porgono argomentazioni e pretesti utilizzati per esercitare [anche] la ferocia fondamentalista.

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