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La Pasqua dei cristiani di Damasco

Al-Arabiya (19/04/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

I suoni della battaglia riecheggiano dalla periferia della capitale, mentre i cristiani di Damasco celebrano le festività pasquali, ignorando per un attimo il conflitto in favore del rito annuale.

Alle porte della chiesa ortodossa siriana di San Giorgio – poco lontano da una scuola dove un mortaio ha ucciso diversi bambini la scorsa settimana – l’incenso brucia mentre uomini armati e in divisa facevano la guardia prima della funzione del Venerdì Santo. Parlavano tra loro scherzando, senza controllare i documenti o le borse di chi entrava.

C’è da dire, però, che la tradizionale processione che vede la partecipazione di centinata di fedeli che seguono l’effige di Gesù sulla croce, è stata cancellata.

I cristiani, molti appartenenti ad antiche denominazioni presenti solo in Siria, costituiscono circa il 10% della popolazione del Paese. Molti temono il potere crescente dei gruppi islamisti all’interno dei movimenti ribelli che combattono per rovesciare il regime, sebbene molti altri temano anche le autorità. Solo una piccola percentuale di cristiani ha imbracciato le armi schierandosi da una delle parti del conflitto.

Come altri siriani, molti cristiani sono stati sfollati, hanno visto i loro figli venire uccisi negli scontri o venire costretti ad arruolarsi nell’esercito di Assad. Molti appoggiano il governo, dicendo che proteggerà le minoranze religiose dai militanti sunniti stranieri.

Ci sono anche cristiani che si oppongono alle autorità, ma in generale mantengono un profilo basso, specialmente a Damasco, dove la sorveglianza governativa è comune. L’opposizione siriana in esilio comprende alcune figure cristiane di spicco, mentre altri si identificano con un movimento chiamato “La Terza Corrente”, che condanna la violenza di entrambe le parti.

All’interno della chiesa, i fedeli pregano in siriaco, un’antica lingua semitica parlata in Levante nel periodo pre-islamico, strettamente legata all’aramaico parlato da Gesù.

Più tardi, l’umore sulle strade fuori dalla città vecchia tornano alla loro solita tensione. Il traffico si addensa intorno ai posti di blocco, dove uomini armati nervosi controllano le vetture in cerca di bombe. I passeggeri di un minivan aspettano il loro turno per mostrare i documenti ed essere perquisiti in silenzio, con i visi stanchi e solenni. Una famosa canzone folk alla radio intona queste parole: “Il mio Paese è bellissimo. Il mio Paese è bellissimo”.

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Roberta Papaleo

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