Francia Zoom

Parigi non deve agire come Washington dopo l’11 settembre

Di John C. Hulsman. Al-Arabiya (14/11/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

Troppo spesso si dimentica che l’obiettivo del terrorismo è quello di terrorizzare, per gettare il nemico nel panico, di modo che cominci a commettere errori terribili, che si adattano ai fini del terrorista.

L’eccesso di reazione è ciò che i terroristi si aspettano come conseguenza più probabile derivata dai loro atti di violenza. Sicuramente, dopo la carneficina di 11 settembre, Osama bin Laden e Al-Qaeda non potevano credere alla loro fortuna per come l’amministrazione Bush ha cominciato a commettere una follia dietro l’altra, fino ad arrivare all’attuale situazione in Iraq.

L’attacco subito dalla Francia, espone chiaramente tutti gli attuali punti deboli della società francese. Un rapporto pubblicato dal Senato francese nel mese di aprile di quest’anno stima che circa 1.430 dei 3.000 jihadisti europei che si sono diretti in Siria e in Iraq a combattere per Daesh (ISIS) siano di nazionalità francesi. Ancora più spaventosamente, i servizi segreti francesi ritengono che almeno 200 di questi jihadisti francesi, abbiano fatto ritorno nel paese. In questo senso si può ipotizzare che l’incapacità della Francia di integrare la sua vasta popolazione musulmana nel mainstream del paese, abbia reso e ancora renda fertile il terreno al reclutamento per i terroristi. 

Se le divisioni sociali di Francia la rendono al reclutamento di terroristi, il suo ruolo di leadership di lunga data nella lotta contro il fondamentalismo, la rende anche un probabile bersaglio.

Per comprendere meglio la situazione, è poi giusto chiedersi a chi giova, in termini di politica francese ed europea, questo attacco al cuore di Parigi. La risposta più semplice è quella che porta al Fronte Nazionale di Marine Le Pen, che, con la sua politica xenofoba, guadagnerebbe oggi tanti consensi agli occhi della popolazione francese. In questo senso per, l’ascesa di forze xenofobe all’interno della Francia servirebbe sia come prezioso strumento di reclutamento per jihadisti, che come rafforzamento delle forze europee nazionalistiche, desiderose di mantenere i profughi siriani fuori dall’Europa.

Un tale esito disastroso, amplierebbe soltanto le divisioni tra il Medio Oriente e Europa, e farebbe della Francia un paese debole, ma sempre più xenofobo e poco accogliente per i rifugiati. Ciò equivarrebbe a niente di meno che una calamità geopolitico di prim’ordine.

Per evitare e contrastare tutto ciò invece, la Francia e l’Occidente devono coraggiosamente negare ai terroristi i guadagni politici che con tanto fervore desiderano. La Francia deve marciare spalla a spalla con il resto dell’Occidente nella lotta a Daesh e ad Al-Qaeda, mentre allo stesso tempo deve rimanere un paese generoso, sia in termini di accoglienza dei profughi che dei flussi migratori in generale, nonché attenuando le divisioni con la presenza musulmana sul suo territorio.

Nel terrorizzare, i terroristi vogliono ora di nuovo forzare l’Occidente in una serie di errori catastrofici. Parigi deve fare meglio di quanto abbia fatto Washington dopo l’11 settembre e negare ai terroristi il ​​tipo di narrazione che vogliono.

John C. Hulsman è un esperto di politica estera nonché membro del Council on Foreign Relations. Collabora come giornalista con molti giornali londinesi.

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Roberta Papaleo

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