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Paradiso riscoperto

Villa ParadisoDi Nathalie Rosa Bucher. Now Lebanon (04/06/13). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Tornando a casa nelle primissime ore del primo dell’anno con sua moglie Nour, l’artista, musicista e insegnante inglese Tom Young avvista una grande e bellissima vecchia casa in ristrutturazione a Gemmayze. Di fronte ad essa un cartello con su scritto  “affittasi”.

Qualche giorno più tardi, alla chiamata di Young risponde Remi Feghali, architetto proprietario della casa. Questo sarebbe stato l’inizio della rapida e favolosa trasformazione di una casa di una vecchia famiglia in Villa Paradiso, un centro culturale.

Da quando si è stabilito a Beirut, Young ha sempre pensato e parlato della perdita dell’eredità. Ha cercato quindi di utilizzare l’arte per salvare o rigenerare case abbandonate. In particolare, Villa Paradiso era appartenuta ai Baloumian, una ricca famiglia armeno-libanese fuggita a causa della guerra. Quando Young ha telefonato per la casa, Feghali aveva iniziato dei lavori di ristrutturazione “in famiglia pensavamo che la casa avesse bisogno di tornare alla vita e ad essere utile. Non avevamo un’idea chiara sul cosa farla diventare fino a che Tom Young ci ha chiesto di utilizzarla come uno spazio per esibire i suoi lavori. Abbiamo immediatamente accettato e dato forma ad un sogno che avevamo avuto per anni: avere una casa nella quale celebrare la vita nel nostro paese, in tutte le sue forme, con arte, eventi culturali e sociali… di qui la scelta del nome: Villa Paradiso.”

I lavori in mostra a Villa Paradiso sono specifici del luogo. “Gunflowers” e “Let the Light In” sono ispirati dalla stessa villa; altri come “Carousel”, “The Beat Goes On” e “Golden Age” sono invece delle reliquie ritrovate da Young nella casa (oggetti personali come passaporti, bottiglie di profumo, libri armeni, fotografie, spartiti, vecchie registrazioni). Alcuni dipinti esposti, come “Cuban Heels” e “Orientalism”, si basano su immagini e schizzi catturati altrove, in particolare a Cuba e in Oman.

I temi della memoria, del desiderio e della perdita dominano i lavori dell’artista specialmente in seguito alla sua seconda visita in Libano, all’inizio della guerra del 2006. I suoi lavori infatti da paesaggi romantici si sono orientati verso una rappresentazione onesta e per certi versi politica, della realtà. Ciò che è sempre stato dentro l’artista ha trovato una via d’uscita attraverso le tele. “E’ stato liberatorio. E’ più difficile continuare a fare qualcosa in cui non credi”; Young ammette che lo spazio in cui sperimentava era vulnerabile, “attraverso il Libano ho avuto modo di vedere l’interno mondo con lenti differenti”.

“Bisogna fare un salto indietro per vedere la bellezza di Beirut?” chiede Samir Kassir nel suo libro Beirut. La risposta di Kassir è la stessa di Young: bisogna cercare la bellezza negli angoli dimenticati, negli spazi inaspettati, nei dettagli. Uno dei dipinti più grandi, “Gunflowers”, lo fa combinando un muro crivellato di colpi con fiori selvaggi indigeni.

Durante la ristrutturazione che è stato anche un momento di intensa creazione, Young ha disegnato, sotto lo sguardo fisso di uno dei suoi ultimi ritratti della madre, il pater familias dei Baloumian. La famiglia che ora vive tutta al di fuori del Libano, ha dato la propria benedizione per il suo progetto.

Fino al 19 giugno, data in cui finirà l’esposizione di Young, ci saranno molti eventi, incluse performances musicali e proiezioni di film, laboratori artistici per bambini e discussioni da parte di importanti esponenti dell’architettura e della psicologia.

Da settembre, Villa Paradiso sarà la sede di eventi sociali e culturali a Beirut. “Vuole essere uno spazio nel quale la gente si incontra e celebra la vita e la rinascita della città”, spiega Feghali, “non sarà solamente un centro artistico, ma ci auguriamo che possa abbracciare tutte le attività culturali e sociali della nostra meravigliosa cultura orientale libanese. Spero che ciò sarà utile anche per altri proprietari di antiche e preziose case libanesi. Ci sono tante idee per lavorarci su, invece di demolirle e cancellare ogni identità lasciata dal passato!”.

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Alessandra Cimarosti

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