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Palestina: verso un orizzonte diplomatico

Haaretz (29/11/2012). Traduzione di Roberta Papaleo. L’Autorità Palestinese è in attesa che l’Assemblea Generale dell’ONU riconosca ufficialmente, con la votazione di oggi, la sua richiesta per ottenere lo status di Stato osservatore non-membro. La data ha un forte carattere simbolico, visto che proprio il 29 novembre del 1949 venne approvata dalla stessa Assemblea la risoluzione per la ripartizione dei territori e la creazione dello Stato di Israele. Ma la mossa dei palestinesi è molto più che simbolica: il riconoscimento dello Stato di Palestina darà ad Israele un vero partner a rappresentanza di tutto il popolo palestinese e capace di prendere decisioni in suo nome.

Il timore di Israele nei confronti del riconoscimento della Palestina a livello internazionale è infondato: i trattati internazionali che vincoleranno lo Stato palestinese agli statuti della Corte Internazionale di Giustizia o della Corte Penale Internazionale non rimuoveranno l’occupazione. Al massimo, essi imporranno delle vere restrizioni sul margine d’azione di Israele. Non vi è certezza che il nuovo status della Palestina porrà un freno agli insediamenti in Cisgiordania e nell’est di Gerusalemme o che gli darà il potere di far ritirare le Forze di Difesa Israeliane dai territori occupati.

Ciononostante, la Nazione palestinese, che fino a quarant’anni fa Israele non riconosceva neanche come tale, è oggi riconosciuta come un’unità nazionale a cui spetta il diritto ad avere delle frontiere ufficiali ed il titolo di Stato da un gran numero di Paesi di tutto il mondo, compresi alcuni amici di Israele.

Da parte sua, negli ultimi giorni Israele, che aveva addirittura minacciato la distruzione dell’Autorità Palestinese se avesse osato ufficializzare il suo riconoscimento, ha capito che la sua posizione è debole e persino dannosa. Tuttavia, il premier Netanyahu, invece di adottare una posizione più generosa garantendo per primo il riconoscimento di uno Stato di Palestina e dimostrandosi propenso ad avviare i negoziati con il suo presidente, sta cercando di impedire la decisione internazionale e di imporvi delle restrizioni.

Il riconoscimento della Palestina come uno Stato non è un ostacolo alla pace. Il presidente Abbas ha eapresso il suo impegno nel rinnovare il dialogo con Israele subito dopo che il suo Paese sarà riconosciuto. Se il primo ministro Netanyahu vuole convincere gli israeliani del suo desiderio di pace, deve ritirare la sua obiezione contro il riconoscimento della Palestina, essere il primo a congratularsi con Abbas per lo storico successo e fissare presto una data per ripristinare i negoziati. Non sono solo i palestinesi a meritare un orizzonte diplomatico: anche gli israeliani ne meritano uno.

http://www.haaretz.com/opinion/recognizing-a-diplomatic-horizon-1.481275

 


Roberta Papaleo

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