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Pakistan, perché le donne lottano per un divorzio dignitoso

di Maham Jawaid, Al-Jazeera (7/03/2019)

Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Una legge dell’era coloniale britannica viene sfruttata dagli uomini pakistani che tentano di costringere le loro consorti a ritornare in matrimoni infelici

Sei settimane dopo essere stata cacciata dal marito, Amber ha chiesto il divorzio. Alla prima delle tre udienze, il presidente del Consiglio arbitrale di Islamabad istituito dal Consiglio dell’Unione e incaricato di firmare il divorzio, ha tentato di dissuaderla: “Non farti prendere dall’emozione e non mettere fine al tuo matrimonio”, – le ha detto – “Sono sicuro che tuo marito sta arrivando e ti convincerà a tornare a casa con lui.”

L’allora marito di Amber non ha partecipato all’udienza ma ha invece cercato di costringerla a tornare a casa utilizzando la Restituzione dei Diritti Coniugali (RCR), un meccanismo legale ai sensi dell’Ordinanza del diritto di famiglia musulmano del Pakistan.

A parte il tabù culturale che circonda il divorzio in Pakistan, le donne che cercano di porre fine ai loro matrimoni, affrontano ostacoli giuridici che invece gli uomini non incontrano così di frequente.

Amber quel giorno era stordita. “Perché un tribunale mi costringe a tornare a casa quando lui stesso mi ha cacciato?”, si chiedeva.

La legge usata dal suo ex marito, originariamente è stata progettata per fornire un’opportunità di riconciliazione, ma oggi è usata per intimidire.
“Nel momento in cui le donne si presentano per chiedere il divorzio, gli alimenti o lo scioglimento del matrimonio, la prima risposta degli uomini è di presentare un RCR”, ha affermato Hadiya Aziz, avvocato e procuratore civile con sede a Islamabad. “Circa l’80% delle volte, un RCR è un metodo per far tornare indietro la donna.”
Anche se possono essere presentati da mariti e mogli, gli RCR sono usati
prevalentemente dagli uomini.

La scrittrice Laleen Sukhera, ha impiegato due anni per divorziare dal marito ed è ancora coinvolta in dispute legali con lui.

“Dei 100 casi di divorzio che ho trattato nella mia carriera, la restituzione è stata presentata 30 volte, e solo due dei denuncianti erano donne”, dice Chaudhry Muhammad Umar, avvocato esperto in diritto di famiglia.

L’avvocato Aziz spiega: “Gli atti di divorzio avviati dagli uomini sono conclusi così in fretta che le donne difficilmente avranno la possibilità di presentare gli RCR”. Ha inoltre spiegato che quelli portati avanti dalle donne tendono a trascinarsi per mesi e in alcuni casi per anni come appunto nel caso della scrittrice Laleen che ha dovuto attendere più di due anni per ottenere il divorzio.
Dopo 18 mesi di procedimenti legali che sembravano non portare da nessuna parte, ha ritirato la sua richiesta di divorzio.

“A questo punto, ho rinunciato al contenzioso, il mio ex-marito ha fatto del suo meglio per intimidirmi in tribunale, accusandomi di follia e presentando un RCR contro di me”, racconta Sukhera. “Il mio avvocato mi ha detto che la RCR è una legge antiquata che potrebbe presto essere messa al bando”.

Altri avvocati sono d’accordo, e dicono che sebbene il RCR sia usato frequentemente, raramente viene decretato a favore degli uomini. I tribunali sono riluttanti a emettere soluzioni che richiedono una supervisione costante. Inoltre, non esiste una definizione costituzionale dei diritti coniugali del coniuge. Allora perché gli uomini sono così preparati a usarlo?

“In sostanza, i mariti presentano i casi di restituzione per tre motivi: per dimostrare alla corte che non hanno mai voluto questo divorzio e quindi non dovrebbero pagare alimenti pesanti, per mettere sotto pressione legale la donna e farla rinunciare al contenzioso, e / o per aggiungerlo al suo onere finanziario “, dice Umar, l’avvocato.

Daanika Kamal, un avvocato che lavora con i centri di assistenza legale in tutto il Punjab, ha affermato che l’RCR è utilizzato per ritardare le procedure di divorzio, intimidendo ulteriormente le donne.

Così, la scrittrice Sukhera, temendo ulteriore angoscia, ha optato per una “khula”, una dissoluzione del matrimonio che dovrebbe essere più veloce e meno straziante del divorzio. Ma ci sono voluti sei mesi di domande incrociate in vari tribunali di famiglia prima di ottenere la separazione.

Il khula costringe le donne a rinunciare a gran parte del loro “haq meher” – un pagamento obbligatorio nei matrimoni islamici che il marito deve versare come assicurazione in caso di divorzio e come dote.

Sukhera sta ora combattendo per rivendicare il suo haq meher in un altro caso.

Nel 2000, la famiglia di una ragazza di 13 anni di Pakpattan, nel Punjab, ha riferito alla polizia che l’adolescente è stata rapita e violentata da una gang.

Uno degli accusati ha risposto con un RCR, sostenendo che dal momento del loro matrimonio, l’aggressione non poteva più essere considerato come rapimento o stupro. L’RCR fu decretato a suo favore e la ragazza fu mandata a vivere con il suo presunto stupratore che però, nel 2004, ha divorziato dall’adolescente, durante un’audizione relativa al caso di stupro contro di lui. Nel 2014, l’uomo era libero.

“Rapimento e stupro sono modi estremi e rari in cui l’RCR può essere usato impropriamente”, ha affermato Zubair Abbasi, professore di Legge e scrittore – “ma spesso l’RCR viene usato impropriamente come tattica di pressione”. Abbasi ritiene che l’RCR possa essere impugnato in tribunale.

L’avvocato e insegnante Abira Ashfaq, ha fatto un passo in più, dicendo che l’RCR potrebbe essere dichiarato “incostituzionale perché contrario alla dignità e alla privacy di una persona e discriminante nei confronti delle donne”.La legge è stata contesta due volte in Pakistan, senza successo.

“Sebbene la legge si stia dimostrando più un peso che un beneficio, nello spirito intende offrire un’opportunità per la riconciliazione tra due parti”, ha affermato Fauzia Waqar, capo della Commissione provinciale sostenuta dal governo sullo status delle donne.

Gli inglesi, che introdussero la legge di restituzione nel subcontinente, abbandonarono la RCR circa 50 anni fa. Oggi è considerata come una legge musulmana, ma il concetto arrivò in Asia dai tribunali ecclesiastici inglesi nel 1857.

“Fu pensata per respingere i mariti che erano stati con altre donne”, afferma Abbasi – “Ora, dal momento che le donne stanno acquisendo maggiore potere economico, rischiano di perdere i loro beni a causa di questa legge”.

Recentemente, il regolatore dei media pakistano ha avvertito le emittenti di non trasmettere “contenuti indecenti che includano il divorzio e l’infedeltà”, mettendo così in evidenza le barriere socioculturali anche solo nel discutere di divorzio.

Parlando davanti a un tribunale civile a Lahore, dopo che il suo divorzio è stato finalizzato, Sukhera ha detto: “La gente dice che sposarsi è difficile, ma in questo paese, divorziare con dignità è molto più difficile”.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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