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Osservazioni di Kissinger sulla guerra contro Daish

Di Khalid al-Dakhil. Al-Hayat (19/10/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Nel suo ultimo libro intitolato “World Order 2014”, l’ex ministro degli Esteri americano, Henry Kissinger, espone delle osservazioni e riflessioni sull’ultima minaccia all’ordine mondiale. In particolare, dedica un capitolo agli Stati Uniti e all’Iran con il suo programma nucleare e vi include anche la guerra contro Daish (conosciuto in Occidente come ISIS).

Egli sostiene che la diffusione di armi nucleari minacci la sicurezza non solo regionale ma anche globale, in quanto possono essere utilizzate come scudo protettivo dagli “Attori non statali” o “Non-State Actor Groups”. Seppur non esplicitamente, con tale denominazione ci si riferisce a Hezbollah in Libano, alle truppe militari in Iraq e agli Houthi nello Yemen. Di conseguenza, uno degli obiettivi primari del nucleare consiste nella protezione di tali raggruppamenti e del ruolo cruciale che l’Iran ricopre nella regione.

Tuttavia, il riferimento di Kissinger al legame che intercorre tra il programma nucleare iraniano e l’adozione dell’Iran di milizie sciite sembra entrare in contrasto con la politica e amministrazione del presidente Obama. La guerra contro Daish ne è un chiaro esempio. Essa, infatti, si proclama come lotta al terrorismo e quindi a quegli attori non statali che minacciano l’equilibrio mondiale; pertanto essa si presenta come una guerra pianificata. La complessità della questione, però, risiede proprio nel termine “terrorismo” che fino ad oggi è stato circoscritto alle organizzazioni sunnite.

Queste ultime sembrano essere la sola minaccia al sistema globale, predicando un ritorno al califfato e al vecchio sistema politico islamico, e opponendosi alla nozione di Stato-nazione. Di contro, i raggruppamenti sciiti rispondono ad un’unica autorità politca ed ideologica, quella iraniana appunto. La comparazione appare troppo frettolosa e superficiale, dato che l’Iran è uno stato religioso basato sulla “sovranità del Fiqh”, presupposto sciita per il califfato. Esso rappresenta una minaccia dall’interno, protratta all’esterno, grazie all’alleanza con gli stati vicini quali Libano (Hezbollah), Siria (Alawiti) e Yemen (Houthi). Le milizie sciite hanno contribuito a distruggere l’idea di Stato prima in Iraq e poi in Siria. Risulta quindi prematuro e riduttivo riconoscere le forze sunnite quali responsabili esclusive dello squilibrio mondiale.

Per concludere, tanto le milizie sunnite quanto quelle sciite, insistono sulla scissione e divisione interna come causa principale del caos internazionale. L’interesse verso Daish sottolinea da una parte la tempestiva politica americana e dall’altra, aumenta la visione settaria evidente anche nello stato persiano.

Khalid Al-Dakhil è uno scrittore e assistente universitario di sociologia politca presso la King Saud University in Arabia Saudita. È stato editorialista del quotidiano Al-Hayat ed è ora opinionista del quotidiano Al-Ittihad.

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Roberta Papaleo

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