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Opposizione siriana in Arabia saudita: sfide e ostacoli

Di Hazem Nahar. Al-Araby al-Jadeed (06/12/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Vi sono oggi alcuni elementi che fanno pensare alla Conferenza tra i gruppi di opposizione siriana a Riyad come un’occasione positiva e diversa da tutte le altre. Innanzitutto, il raggiungimento di un accordo di non avversione tra Arabia Saudita, Turchia e Qatar fa sperare nella realizzazione di un’attesa soluzione politica, insieme alla pressione internazionale di muovere verso una conclusione immediata della crisi in corso e delle sue radici. Ma fattore fondamentale e peculiare oggi è soprattutto la partecipazione per la prima volta nella stessa conferenza di personalità politiche e gruppi militari in contrasto. Tuttavia, è bene annotare in dieci punti alcune sfide o ostacoli che potrebbero intralciare il percorso della Conferenza e privarla del suo carattere positivo. Essi si sviluppano come di seguito:

  1. Fattore determinante la riuscita di una conferenza è la preparazione che precede la conferenza stessa, mediante inviti studiati, udienze preliminari volte ad unire più che a separare. Al contrario, proprio la mancanza di un’iniziativa siriana intenta a riunificare tutti gli sforzi della rivoluzione prima della conferenza stessa ha rappresentato un fattore negativo che potrebbe generare ulteriore dispersione.
  2. Le personalità invitate alla conferenza non fanno sperare nella realizzazione di qualcosa di diverso, dato che per cinque anni tali forze non sono state in grado di trovare un accordo o quantomeno ricoprire un ruolo positivo nei confronti della rivoluzione siriana. Controversie interne tra politici ed esercito o tra politici stessi lascerebbero un ruolo marginale alla causa siriana.
  3. Risulta assente la dedizione ad eleggere una leadership politica, unica e temporanea che possa negoziare col regime.
  4. Il riferimento ad alcune dichiarazioni fanno pensare ad una direttiva sicura della conferenza. Tra di esse, citiamo un patto costituzionale per la nuova Siria, una fase di transizione politica e un codice di condotta militare.
  5. Il patto di negoziazione potrebbe essere una trappola. È necessario allora stabilire dei meccanismi specifici che mirano ad attuare qualsiasi risultato previo accordo tra le parti di opposizione.
  6. Dare importanza alla realizzazione di un piano di lavoro chiaro a conlusione della conferenza, alla distribuzione dei compiti in base al merito e all’efficienza, alla creazione di un ufficio con relazioni estere, ad un ufficio di informazione, e all’unificazione dell’esercito.
  7. È necessario non trascurare le pressione da parte di Paesi come la Russia, l’Egitto o l’Iran che potrebberero intralciare la riuscita della conferenza e condurre al suo fallimento.
  8. Gli eventi contemporanei avvertono il pericolo in campo politico, specie dopo la penetrazione russa che potrebbe concedere più libertà di movimento al regime perché spinti da un desiderio di timore verso Daesh (ISIS).
  9. L’assenza di alcune personalità, politiche o militari, non invitate alla conferenza potrebbe aggravare maggiormente la situazione con ulteriori divergenze e discrepanze tra le diverse alleanze militari. Di conseguenza, il tutto permetterebbe la sopravvivenza del regime siriano.
  10. Risulta fondamentale spingere verso un coordinamento concreto e pratico, che poggi sull’unità tra le parti, sull’inclusione della Francia nella lotta contro il regime e soprattutto sulla formazione di un unico esercito nazionale siriano, insieme a un sostegno politico di informazione all’opposizione siriana.

Per concludere, la riuscita dell conferenza può avvenire solo permettendo ai siriani di produrre delle forze politiche nazionali e siriane, anziché poggiare sulle odierne e fragili istituzioni.

Hazem Nahar è scrittore, intellettuale e traduttore siriano. Caporedattore della rivista Almishkat, lavora presso il Centro Arabo di Ricerca e di Studi Politici a Doha.

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Roberta Papaleo

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