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Una preziosa opportunità che l’Iraq rischia di mandare in fumo

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Iraq: possibili scenari e prospettive di governo dopo le elezioni del 12 maggio

Di Mina al-Oraibi, al-Sharq al-Awsat (22/05/2018). Traduzione e sintesi di Erika Marcheggiani.

In un clima di pressione generale, continuano le consultazioni tra i leader politici iracheni sulle nuove alleanze che dovrebbero garantire la formazione del prossimo governo. Ogni parte vorrebbe assicurarsi i propri interessi durante il processo di negoziazione in corso, processo diventato parte integrante della politica nazionale da quando, dopo la guerra del 2003, sono stati imposti tanto un sistema parlamentare, quanto la divisione dei partiti, il che rende quasi impossibile la creazione di un partito unico. Le consultazioni sembrerebbero dare la priorità al leader religioso Muqtada al-Sadr che, con la sua lista ‘Sa’iroon’, conta, in Parlamento, 54 seggi su 329. Le speranze di combattere la corruzione, la militarizzazione della società e un governo tecnocrate, sembrano essere legate proprio ad al-Sadr, nonostante, ironia della sorte, sia stato uno dei più fervidi sostenitori della politica di armamento con il suo ‘Esercito del Mahdi’.

Egli rappresenta i religiosi, i populisti, gli sciiti, i riformatori o i sovversivi? Per le numerose contraddizioni presenti nel paese, il clerico iracheno è in grado di rappresentare, in parte, tutti loro. Dal 2016, egli è la voce più forte contro la corruzione e contro un governo formato da soli tecnici, impegni che hanno accresciuto la sua popolarità tra i gruppi di diverso orientamento. E oggi, il leader religioso ha l’occasione di mantenere quelle promesse, tanto che nel paese si respira un profondo ottimismo in vista delle elezioni, nella speranza che non si fallisca come in passato, quando, nonostante la vittoria della lista ‘al-Wataniyya’ – guidata dall’ex primo ministro Iyad Allawi –, il governo, a causa di blocchi politici e dell’intervento di Teheran, fu affidato allo sciita Nouri al-Maliki, con conseguenze terribili per il paese.

Attualmente, tutte le aspettative in materia di sicurezza, lavoro e finanza dipendono dalla coalizione che sarà costituita da al-Sadr. Il leader sadrista e il primo ministro Haydar al-Abadi, si sono impegnati a formare un governo ‘patriarcale’, che vada oltre le divisioni settarie e le differenze, un governo trasparente, anche se c’è il dubbio che possa trattarsi di un governo basato su un sentimento di ‘paternità’, piuttosto che su un sistema di diritti e responsabilità dei cittadini.

Tra i risultati più rilevanti e positivi che hanno modificato gli equilibri interni dei partiti sciiti, c’è stata la vittoria di liste come ‘al-Nasr’ di al-Abadi e l’ottenimento del maggior numero di voti a Mosul da parte dell’ex ministro della difesa, nonché membro dell’esercito, Khaled al-Obaidi, del medesimo schieramento.

Ma non mancano segnali preoccupanti, come il tentativo, per mano di gruppi islamici sciiti supportati dall’Iran, di imporsi sulla coalizione di governo, così come il fallito tentativo di al-Maliki di dare vita a un governo di maggioranza – sciita – che gli ha causato un declino nei risultati elettorali.

Inoltre, l’Iran possiede altri elementi che potrebbero interferire con la formazione del governo, favorendo nuovamente le divisioni settarie. Teheran ha, infatti, inviato a Baghdad il comandante della ‘Forza Quds’, Qassem Suleimani, responsabile delle operazioni militari estere, al fine di consolidare la presenza iraniana nel paese, a sostegno, in primis,  Hadi al-Amiri, che guida la lista ‘al-Fatah’, la quale rappresenta i membri di ‘al-Hashd al-Sha’abi’ (Forze di Mobilitazione Popolare), che vanta il secondo maggior numero di seggi in parlamento. E, nonostante le previsioni iniziali sulla coalizione tra al-Sadr e il primo ministro al-Abadi, se le forze sciite decidessero di abbandonare l’alleanza, il governo potrebbe sfumare.

Contemporaneamente alla presenza nel paese di Suleimani, l’inviato speciale americano Brett McGurk, fa spola tra Baghdad e le altre città irachene per influenzare il processo politico. La duplice presenza, iraniana e statunitense, apre, di fatto, le porte a scenari complicati.

Suleimani, che gira tra i territori iracheni e siriani, non si lascerà sfuggire l’occasione di consolidare gli interessi di Teheran. Gli Iracheni e i loro vicini arabi dovrebbero, a loro volta, cogliere l’opportunità di creare un governo in grado di definire l’identità del paese, tentando di respingere l’espansione iraniana.

Un’occasione che, forse, non si ripeterà.

Mina al-Oraibi è una giornalista anglo-irachena, attualmente redattore-capo presso il The National UEA.

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