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L’Oman è davvero neutrale nel conflitto in Yemen?

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L’Oman si considera l’“amico di tutti”, affermazione dalla dubbia validità dal momento in cui si sospetta che il sultanato faciliti il contrabbando di armi ai ribelli Houthi in Yemen

Di Ashraf al-Falahi. Al-Monitor (12/10/2016). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

L’Oman ha preso le distanze dall’intervento militare guidato dall’Arabia Saudita nel marzo del 2015 a supporto della legittimità del presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi contro i ribelli spalleggiati dall’Iran ed è l’unico Stato del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) che non ha dichiarato la sua partecipazione alla coalizione araba. Al contrario, il sultanato ha adottato un ruolo di mediatore tra le parti in disputa ed è diventato, di conseguenza, un motivo di preoccupazione, più che un sostenitore, sia per lo Yemen che per l’Arabia Saudita.

Intanto, secondo alcuni rapporti, l’Oman sembra essersi discostato dalla sua politica di imparziale diplomazia: la posizione ufficiale (ma non dichiarata) delle autorità yemenite è che il sultanato stia ospitando i ribelli e agevolando la comunicazione con l’Iran e i suoi alleati nella regione, quali Hezbollah e il governo iracheno, apertamente affiliato con Tehran.

La questione che si pone è: l’Oman è davvero imparziale nel conflitto yemenita?

Su questi presupposti, il paese non sembra affatto imparziale. Sta agendo da mediatore nel conflitto che gli Stati del Golfo stanno alimentando, e l’Arabia Saudita non ha mai interferito nel suo ruolo perché era opinione comune che l’Oman potesse effettivamente fare da conciliatore per via del suo forte legame con Teheran. Tuttavia ultimamente, secondo gli Stati della coalizione, il paese sembra schierato con l’Iran e coinvolto direttamente nel conflitto. Il 18 settembre scorso, il governatore di Ma’rib, provincia ricca di petrolio nel nord-est yemenita, ha riferito al quotidiano saudita Al-Hayat che, ad agosto, le forze del governo di Hadi hanno sequestrato un carico d’armi che stava per essere contrabbandato su tre veicoli con targhe omanite, presumibilmente diretti verso i militanti Houthi di Sana’a. La notizia non è però stata annunciata fino a settembre, indice forse del fatto che Riyad stava considerando l’impatto che la rivelazione avrebbe potuto avere sulle sue relazioni con l’Oman.

L’Arabia Saudita sembra sempre più preoccupata dalla presenza in Oman di entità iraniane che appoggiano il contrabbando di armi a favore degli Houthi in Yemen e addirittura dalla presenza di una vera e propria “lobby iraniana di contrabbando” a Mascate, come è stata definita da alcuni ufficiali sauditi vicini al ministro della Difesa.

L’editore del settimanale bahreinita Al-Wasat, Jamal Amer (vicino al partito dell’ex presidente yemenita Saleh) ha dichiarato che l’Oman sta mettendo in atto un’imparzialità positiva, rifiutando di allearsi con una coalizione e di inimicarsene un’altra. Amer ha riferito che “Mascate è stato l’unico accesso al mondo esterno per gli Houthi e il loro alleato Saleh, sia attraverso i gruppi affiliati a loro che attraverso l’accoglienza di molti dei feriti nei suoi ospedali. Ha anche offerto aiuto umanitario dopo il blocco aereo e marittimo imposto dalla coalizione araba”. “La politica omanita riguardo al conflitto in Yemen non è anti-saudita”, ha continuato Amer, “l’Oman sta salvaguardando la sua capacità di agire come mediatore tra gli Houthi e Hadi”.

Il ricercatore iraniano Adnan Hashem ha dichiarato che la nebulosità della politica estera omanita ha aiutato il paese a “mantenere l’imparzialità”, nel suo tentativo di riconoscere due diverse legittimità in Yemen, quella di Hadi e quella del colpo di Stato degli Houthi contro di lui. Hashem ha riferito che la strategia omanita è dettata dalle volontà della “lobby iraniana”, che può così realizzare la visione dell’Iran a spese della visione del Golfo, senza compromettere la sicurezza e la stabilità interna dell’Oman. Il governo omanita può non aver alcun potere nelle attività di contrabbando che è accusato di star gestendo, ha aggiunto Hashem. Alcune zone del sultanato non sono sufficientemente supervisionate dalle autorità e questi vuoti hanno permesso all’Iran di ampliare la sua influenza e costruire legami molto forti con le autorità locali e tribali a Dhofar, una provincia che è entrata a far parte del sultanato solo nel 1975.

Ashraf al-Falahi è un giornalista yemenita.

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