Siria Zoom

Occhi e orecchie (cattive notizie in tempo di sventura)

Di Jihad al-Kazhen. Al-Hayat (23/07/2015). Traduzione e sintesi di Laura Giacobbo.

Altre cattive notizie nel nostro mondo arabo. L’agenzia internazionale delle Nazioni Unite per i rifugiati dice che il numero dei rifugiati siriani all’estero ha superato i quattro milioni, con circa altri 7,6 milioni di rifugiati o sfollati all’interno della Siria. Cioè significa che quasi la metà della popolazione della Siria è un rifugiato.

I rifugiati siriani in Libano sono equivalenti a un quarto della popolazione del Paese e le sue risorse sono esaurite, così come in Giordania, Turchia e Europa.

La Siria è uno degli Stati più ricchi del Medio Oriente in termini di risorse naturali, ma comunque si trova in una situazione di tragedia greca. Se i restanti residenti potessero emigrare, allora rimarrebbero solo i terroristi, nemici del regime. Non dimenticate dei circa 300 mila morti dall’inizio dei problemi nel 2011.

I francesi dicono: le disgrazie non vengono mai da sole, che è come descrivere la nostra situazione più di qualsiasi altra. C’è un nuovo libro del professor Keith Attenborough dell’Università della California che ha monitorato la storia del lavoro umanitario in Medio Oriente dalla Società delle Nazioni alle Nazioni Unite fino ad oggi. Il noto giornalista Robert Fisk ha revisionato il libro e la sua opinione: la prima legge per i rifugiati è che se vuoi aiuto non dire di essere musulmano.

Naturalmente, ci sono tra di noi coloro che incitano al terrorismo pubblicamente, o cercando di attirare gli ingenui e gli ignoranti. Ho letto una lunga indagine sul finanziamento dei “Fratelli Musulmani” in Europa, che sostiene che lo sceicco Yusuf al-Qaradawi è il capo più alto dei “Fratelli”.

A volte, gli intelligenti vengono ingannati come è successo quattro mesi fa, quando nove studenti britannici di medicina sono andati in Turchia, e da lì in Siria, per lavorare con Daesh (ISIS). Le famiglie di questi studenti in Gran Bretagna li stanno cercando e vivono nella paura. L’ultima cosa che ho sentito è che alcuni di loro vogliono tornare, ma sono sempre sotto il controllo dei terroristi.

Una storia dolorosa è quella raccontata da Fatima Hassan, il cui marito ha deciso di unirsi ai terroristi e ha convinto suo figlio a imitarlo. Poi ha incitato sua figlia, di quindici anni, a recarsi in Siria per sposare un terrorista. Ovviamente, la madre non sa come proteggere il resto dei figli.

A livello dei nostri Stati, “la madre del mondo”, ovvero l’Egitto soffre del terrorismo quotidiano, ma il governo rifiuta di riconoscerlo. Tutti noi siamo con l’Egitto.

La Libia non è più uno Stato, la Tunisia soffre dopo il terrorismo folle che ha ucciso i turisti a Sousse. Il governo britannico ha deciso di evacuare i turisti dalla Tunisia e i turisti britannici rifiutano e protestano pubblicamente.

Jihad al-Khazen è un giornalista libanese per Al-Hayat.

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Roberta Papaleo

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