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Nuovi obiettivi per l’intervento militare russo in Siria?

Siria

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (10/09/2015). Traduzione e sintesi di Alice Bondì.

Riguardo alla nuova strategia militare russa in Siria, abbiamo ricevuto, per quasi un mese, diverse notizie che cominciano, progressivamente, ad apparirci più chiare.

Queste ci informano di un ponte aereo fra l’Iran e la Grecia, della costruzione di una nuova base navale, delle installazioni all’aeroporto militare di Hmeimeem, vicino Latakia, di moduli abitativi prefabbricati che possono ospitare una marea di uomini dei marines, e di centinaia di aerei cargo e di navi per il trasporto di carri armati e attrezzature militari.

Se tutto questo dimostra ampie prospettive di intervento, la manovra non indica soltanto una decisione politica calcolata, ma significa anche che vi è dietro una giustificazione per il Cremlino per un dispiegamento armato così rapido in Siria.

Non bastano i rovesci militari e le sconfitte subite dal regime siriano degli ultimi mesi a spiegare da soli tali tattiche. Le notizie sul contributo delle truppe russe al bombardamento nella base aerea di Abu al-Duhur di pochi giorni fa, mostrano sicuramente l’interesse del Cremlino, o per lo meno, la sua potenza militare, che gli consente, oramai, di essere direttamente coinvolto in ciò che sta accadendo militarmente in Siria; tutti questi dettagli bellici, non fanno quindi che confermare la natura strategica della risoluzione della Russia, i cui obiettivi cercheremo di sintetizzare nei seguenti punti.

L’annuncio, sin dall’inizio, del ruolo della Russia all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nell’apertura di seri negoziati sul destino della Siria, relativamente all’armamento dell’esercito siriano, con l’aiuto degli esperti e dell’intelligence militare, prova che il Cremlino vuole configurarsi al tavolo delle trattative come un attore militarmente attivo sul campo.

Dopo questo primo messaggio rivolto al mondo, che prevede come soluzione l’affidare la Siria al paracadute militare della Russia, viene indirizzato un secondo messaggio agli interlocutori regionali, a partire dalla Turchia, che ha iniziato le sue operazioni militari in Siria e in Iraq, mentre non vengono poste scadenze all’Iran, che è stato, per un breve periodo, il primo attore qualificato per i negoziati, vista la presenza delle milizie sciite, come Hezbollah e le milizie dell’Iraq.

Secondo la Russia, il dispiegamento militare è avvenuto in seguito alla richiesta del presidente siriano Bashar al-Assad, e questo riflette le avvisaglie di malcontento attutite dal sistema, e va ad unirsi al desiderio di Mosca di mettere le mani sul caso siriano.

Quindi questo intervento può essere letto in modo opposto: all’apparenza, esso sembrerebbe finalizzato a sostenere il regime siriano e promuovere, quindi, un’alleanza con l’Iran, tuttavia questa strategia comporta anche il rischio di mettere a capo dei negoziati la Russia.

La reazione americana al massiccio intervento militare russo è giunta dal Segretario di Stato americano, John Kerry, il quale, in una telefonata alla sua controparte russa, Sergei Lavrov, si è espresso in termini di “grave preoccupazione”, anche relativamente alla richiesta alla Bulgaria e alla Grecia di aprire i propri spazi aerei; Israele invece non ha espresso timori in merito all’intervento russo.

Tutto questo, pertanto, ci conferma la sensazione che all’asta internazionale, alla Russia sia stato assegnato il compito di reinventare la nuova Siria, e, in base all’esperienza storica con Mosca, il risultato sarà una creatura deforme, una sorta di Dracula sui brandelli della Siria, piuttosto che la creazione di una patria reale per i siriani.

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu

Roberta Papaleo

1 Commento

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  • Strano che Israele sia stato d accordo con l intervento russo, credo che si sia semplicemente limitato a prendere atto della situazione. Forse la Turchia avrà più da temere da questo intervento nel senso che perderà parte della sua idea di egemonia.l Iran avrà da guadagnare in termini di accesso a nuove armi e da perdere in influenza politica.

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