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Una nuova visita a Istanbul

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Di Mustafa al-Labad. As-Safir (16/05/2016). Traduzione e sintesi di Silvia Lobina.

Solo una settimana separa la Turchia dalla prossima conferenza del partito al governo Giustizia e Sviluppo (AKP), durante la quale sarà nominato il nuovo primo ministro, successore dell’attuale Ahmet Davutoglu, dimissionato sotto la pressione del leader Erdogan. Il paese vive in uno stato di attesa e suspense. Le ambizioni di Erdogan non si fermano alla sola sostituzione del primo ministro, ma anche a quella della Costituzione e alla trasformazione del paese in una repubblica presidenziale.

L’esperienza turca ha convertito i suoi simboli, successi e fallimenti in una “esperienza Erdogan” senza batter ciglio: la Turchia vive in uno stato d’ansia senza precedenti per l’aumento della tensione del conflitto turco-curdo nel sud-est del paese, l’insicurezza dei confini con Siria e Iraq e le relazioni con l’Unione Europea, compreso l’accordo sui profughi siriani. I sogni  della primavera araba e di leadership della Turchia nella regione si sono trasformati in incubi di isolamento.

Istanbul e tutta la Turchia vivono ora una nuova trepidante attesa, non solo quella per il primo ministro, ma per la transizione che seguirà l’annuncio del suo nome. A causare tutto questo sono le grandi aspirazioni di Erdogan che non si fermano alla transizione, ma vanno verso un cambiamento delle fondamenta del sistema politico turco, fino alla Costituzione.

Finora Erdogan è riuscito a imporre opinioni e desideri al suo partito e alla società turca: questioni generali come quella del velo – altamente simbolico nella Turchia laica – o le relazioni con il gruppo di Fetullah Gulen, hanno servito i suoi interessi e il confronto con le istituzioni militari, mentre l’esercizio del suo potere traeva vantaggio degli incontestabili successi in economia degli ultimi anni.

Ora le ambizioni di Erdogan si scontrano con i limiti imposti dalla Costituzione (il suo partito non è riuscito a raggiungere la maggioranza necessaria per operarne la modifica) e sopratutto con quelli della specificità della società turca a livello regionale ed etnico (il sistema parlamentare permette a questo mosaico sociale di avere delle quote di rappresentanza, al contrario del sistema presidenziale).

Se assumiamo che le elezioni parlamentari anticipate siano in grado di mettere fine ai problemi della maggioranza, la questione delle affiliazioni politiche su base regionale, etnica e religiosa – che ha trovato la sua strada nella rappresentanza politica sin dalla fondazione della repubblica nel potere parlamentare –  sembra immune dal mischiarsi con l’autorità presidenziale catturando un solo uomo!

Mustafa al-Labad è un giornalista egiziano e presidente del Centro per gli Studi Regionali e Strategici Al-Sharq del Cairo.

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