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Normalizzazione dei rapporti tra Israele e Turchia: a scapito di chi?

Di Samir Salha. Lebanon24 (17/05/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti

L’ambasciata israeliana ad Ankara ha annullato un ricevimento che era in programma per martedì scorso, mostrando solidarietà al lutto nazionale turco proclamato a causa della tragedia avvenuta in una miniera di carbone a Soma. Sempre in merito a questo disastro, Israele ha annunciato di essere pronta a fornire qualsiasi aiuto di carattere sanitario o tecnico per facilitare le operazioni di salvataggio. Questa vicinanza emotiva tra i due Paesi è confermata dalla dichiarazione di Ahmed Davutoğlu, il ministro degli Esteri turco, secondo cui “è normale nelle relazioni tra due Paesi, in una simile circostanza, prestare il proprio aiuto, come ha fatto la Turchia due anni fa durante il grave incendio che ha colpito il Monte Carmelo, poiché il fattore umano arriva prima delle questioni politiche”.

Sembra, infatti, che Ankara e Tel Aviv siano entusiaste di dimenticare la rottura delle relazioni avvenuta quattro anni fa, dopo l’attacco israeliano alla flotta turca a largo nel Mediterraneo e dopo la crisi “One Minute” è scoppiata a Davos, nel 2009, tra Recep Tayyip Erdoğan e Shimon Peres.

Non ci sono dubbi, però, che il desiderio di concludere quest’interruzione, pressoché completa, di rapporti diplomatici, non trovi ragione solo nella politica e nei commerci, ma anche negli equilibri regionali e negli interessi che hanno portato questi due Paesi a rivitalizzare l’antica alleanza. Ciononostante, le fonti diplomatiche dei due Stati parlano già da qualche tempo delle negoziazioni tenute lontane dai riflettori e guidate dall’ambasciatore turco Feridun Sinirlioğlu e dal consigliere per la sicurezza nazionale israeliana Yossi Cohen; esse comprendono anche altre personalità politiche e militari, come Hakan Fidan, capo dei servizi segreti turchi e David Maidan, membro dell’ufficio di Netanyahu.

Bülent Arinç, una delle personalità politiche più vicine a Erdoğan, di recente, ha rilasciato un’intervista al quotidiano israeliano Maariv dichiarando: “La Turchia parla di una completa normalizzazione e di un ritorno alle relazioni tra i due Paesi”, ritenendo che la normalizzazione dei rapporti diplomatici aumenterà le occasioni di portare pace nella regione. La riconciliazione, solo se parte di un accordo completo che comprende una visita di Erdoğan in Israele, in Cisgiordania e a Gaza, convincerà gli israeliani e i turchi di aver pagato, a caro prezzo, la rottura delle relazioni. Questa situazione di gelo diplomatico, infatti, avrebbe influito negativamente su dinamiche regionali politiche, come il dossier siriano, quello iraniano, quello cipriota, ed economiche, come la questione sull’energia condivisa tra i due continenti e le risorse di gas del Mediterraneo.

Corrispettivamente alle scuse ufficiali e alle riparazioni che Israele pagherà per le vittime turche, Tel Aviv ha richiesto garanzie da parte dell’AKP che il processo dei propri soldati davanti al tribunale di Istanbul non comporti ulteriori atti di accusa. Inoltre, gli israeliani esorteranno nuovamente i turchi a far utilizzare loro il proprio spazio aereo, anche per esercitazioni militari, e molto più importante, a velocizzare il programma di condotti energetici tra i due Paesi in programma per il prossimo anno e a diminuire i legami di Ankara con la Russia e l’Iran.

La riconciliazione turco-israeliana non sarà facile, soprattutto a questa velocità, ma le due parti si stanno dando da fare per raggiungere un accordo, cercando di bloccare e indebolire la mobilitazione russa e l’intesa russo-iraniana nel Caucaso, nei Balcani, nell’Asia Centrale e specialmente in Siria.

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Roberta Papaleo

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