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“Non sei sola”, opuscolo contro gli stupri in Siria

Di Rayan Majed. Now Lebanon (26/04/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

“Sorella mia, ti chiederai: perché è successo a me? È colpa mia? No, non lo è. Penserai: potevo evitarlo? No, non potevi, perché lo stupro è uno strumento violento usato per controllare, terrorizzare e sottomettere le persone in tutte le guerre”.

Inizia con queste parole l’opuscolo informativo “Non sei sola”, destinato alle vittime di violenza sessuale in Siria. Il libricino è stato realizzato da un gruppo di attivisti e specialisti in diversi ambiti, tra cui medicina, psicologia, sociologia e diritto islamico. L’obiettivo è inviare un messaggio di sostegno a chi ha subito uno stupro, fornendo una serie di informazioni utili.

Secondo un articolo pubblicato da Le Monde il 4 marzo scorso, il regime siriano persegue questo orrendo crimine facendo leva su uno dei tabù più radicati nella società e sul silenzio delle vittime, terrorizzate dall’idea di essere rifiutate dalla famiglia e dalla comunità.

È difficile determinare l’ampiezza del fenomeno e fornire dati precisi. Ciononostante, molte organizzazioni internazionali hanno pubblicato dei rapporti sul ricorso allo stupro nelle prigioni siriane come strumento di tortura sia su uomini che su donne. Casi di violenza sessuale su adulti e bambini si registrano anche quando le forze di sicurezza assaltano le case.

“Lo stupro rappresenta il culmine di violenze psicologiche e fisiche ed è il peggior trauma che una donna possa subire”, è scritto nell’opuscolo. Le conseguenze sono molto gravi: sofferenza, perdita della speranza e della gioia di vivere, senso di colpa, odio verso di sé e auto-punizioni, fobie, estraniamento da se stesse e dalla comunità d’appartenenza.

I vari capitoli forniscono una descrizione chiara e dettagliata dello stato fisico e psicologico in cui si trova una donna che abbia subito uno stupro e cercano di offrire delle soluzioni per aiutarla ad uscire da questa situazione, come un referto medico che accerti la violenza sessuale per far valere i propri diritti davanti alla legge o l’importanza di un percorso psicoterapeutico.

Coloro che hanno vissuto un’esperienza del genere devono innanzitutto capire che la società siriana, così come altre società arabe, considera ancora la donna come il simbolo dell’onore: aggredirla vuol dire annientare la famiglia e dividere la società. Per questo è necessario andare oltre le ragioni che sottostanno alla reazione comune, cercando di porre fine alla cultura dell’impunità e denunciando pubblicamente i casi di stupro.

È importante notare che, a causa degli sfollamenti, delle politiche di guerra e della distruzione delle città, molte vittime di violenza sessuale non ricevono alcuna assistenza nel lungo e difficile percorso verso il recupero dell’equilibrio psico-fisico. “Non sei sola” non può risolvere un problema di portata così ampia, ma rappresenta sicuramente un primo passo.

Uno degli aspetti positivi di questo sforzo congiunto è che manda un chiaro messaggio di sostegno a coloro che hanno pagato il prezzo di lottare per la libertà. Dà loro speranza, in modo che non perdano la fiducia nella società. “Non sei sola: noi siamo con te”, conclude l’opuscolo.

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Cristina Gulfi

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