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Non ci sono più bambini in Yemen

Yemen

Di Abdallah Zaghib. As-Safir (13/06/2016). Traduzione e sintesi di Silvia Lobina.

Le guerre sono sempre state cause di tragedie, con le loro trincee, il fuoco, i genocidi, e tra militari e civili, uccisori e uccisi, talvolta diviene complesso distinguere l’attentatore e le vittime, al di là delle linee designate dalla legislazione internazionale, o  dei “confini morali”, che subiscono un cambiamento continuo a causa degli strumenti politici adoperati nel conflitto.

Così le cifre, le quantità e le modalità, erano e continuano ad essere le determinanti (variabili) usate dai gruppi di osservazione che si occupano di diritti umani delle Nazioni Unite, o internazionali e private, per definire gli attori da inserire nelle liste nere distinte in base a titoli come “crimini di guerra, contro l’umanità o contro l’infanzia”, e così via.

Quando l’Arabia Saudita ha intrapreso l’operazione Decisive Storm a marzo dell’anno scorso, è sembrato a tutti che un nuovo capitolo della tragedia fosse stato messo in atto in Yemen. La macchina mediatica dei paesi del Golfo ha preparato il terreno durante tutto il periodo precedente agli attacchi aerei su Sa’ada e Sana’a, con le solite considerazioni servite all’opinione pubblica per garantire il semi-coinvolgimento dell’Arabia Saudita e degli alleati del Consiglio di Cooperazione del Golfo, in particolare basate su un modello sociale comune per la penisola arabica e quelle sulla guerra “come normalizzatore morale”, convergendo sul concetto di legittimità di fronte al “colpo di Stato”: in altre parole, lo stato di belligeranza basato sul settarismo mobile si è convertito in una nuova occupazione e occasione di prosperità per i paesi del Golfo.

L’operazione Decisive Storm si è inserita nelle liste “bianche”, così come la “guerra pulita”, elaborata come definizione militare alla fine del secolo scorso, ha promosso numerose macchine di morte moderne come le bombe “intelligenti” e con esse altri tipi di armamenti mirati all’annientamento umano con precisione scientifica, che non provocano danni materiali alle infrastrutture vicine all’obiettivo. Però questa non è stata una guerra in cui i quartieri civili sono stati risparmiati da attacchi mortali, e ciò significa necessariamente, prima di entrare nell’analisi degli antefatti, che l’Arabia Saudita era consapevole del fatto di commettere un enorme numero di massacri in Yemen, tra i settori civili e militari, ordinari e paramilitari. Questa consapevolezza era sicuramente presente al tavolo di chi ha ordinato la missione Decisive Storm, la cui narrazione si è fatta intorno alla costruzione del consenso, mirando a riprodurre l’assetto di potere della regione sotto gli auspici dell’ONU.

Domande come “Chi uccide chi? E come?” in Yemen, oggi non sono tra le più importanti nei corridoi delle Nazioni Unite.

Le forze della coalizione hanno portato il numero di morti di donne e bambini a diverse migliaia.

Ma chi inavvertitamente ha messo l’alleanza araba nelle liste nere dei violatori dei diritti dell’infanzia? Probabilmente il segretario Ban Ki-Moon ha ripetuto questa domanda varie volte dopo aver revocato l’alleanza dalla suddetta lista per qualche ora. Ma, da quel momento, nell’attesa di immagini sensazionalistiche che mostrino i bambini vittime della guerra in Yemen si potrebbe perfino discutere la possibilità di una ricerca sulla presenza dei pochi rimasti nel paese.

Abdullah Zaghib è un giornalista di As-Safir.

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