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Non c’è onore tra i leader di colpi di Stato, Generale El Sisi

Abdel Fattah El Sisi

Di Basheer Nafi. Middle East Eye (06/09/2016). Traduzione e sintesi di Claudia Negrini.

In un raro momento di sincerità, il presidente El Sisi ha fatto riferimento alla saggezza della generazione di golpisti venute prima di lui. Ha detto: “Il combattente onorevole non cospira contro il suo presidente né trama per rovesciarlo.”

In effetti, l’onore del combattente non si misura nella sua difesa del territorio del suo Paese, pronto al sacrificio; e neppure nella salvaguardia della sovranità del suo stato e la sicurezza del suo popolo; nemmeno nel rispetto della costituzione e delle sue leggi. L’onore di un combattente dipende da qualcosa di completamente diverso. Il combattente onorevole non cospira contro il suo presidente né trama per rovesciarlo.

Il Generale non è conosciuto per la sua eccellenza scientifica, né per l’aver imparato e compreso l’importanza della storia del suo paese. El Sisi si è unito all’esercito quando questo cessava di incaricarsi di ogni missione a livello nazionale e quando l’era delle guerre terminava. Il Generale non ha mai fatto la guerra né ha mai condotto le sue truppe in battaglia. L’esercito del suo paese era già diventato una corporazione commerciale semi-industriale, preoccupata dagli accordi del mercato e monopolizzatrice della rappresentazione di agenzie industriali straniere. Era diventato anche un’istituzione per la sicurezza del monarca, che assicurava la salvaguardia sua e della sua famiglia, anche se questa missione avesse richiesto la repressione di persone e la loro umiliazione.

Così il Generale ha imparato come diventare il primo poliziotto del suo esercito, come rendersi necessario per i partners di pace confinanti e per la sicurezza del partners della regione. Ciononostante la vita è stata così gentile da portarlo ad un rango decisamente superiore di quello che avesse mai sognato. In un momento di fortuna fatalistica, molte persone non hanno prestato attenzione alla sua ignoranza e alla sua mancanza di risultati a livello militare e neppure alla superficialità del suo pensiero.

Visto che il paese era sopraffatto dall’instabilità, dalla perdita di direzione e dall’incertezza, il destino ha accordato a El Sisi una seconda opportunità: di far vedere al mondo la sua capacità di concludere affari e di cospirare, la sua capacità in campo di tradimento, repressione, spargimento di sangue e nel saper obbligare le persone a ritornare a vivere nell’oppressione dopo che erano convinti di non doverci più fare i conti.

Il Generale non solo si è ribellato al suo presidente, ma ha portato a termine un colpo di Stato allo stesso tempo: un golpe contro il presidente, destituendolo, e uno contro i suoi stessi partners.

Nel suo secondo colpo di Stato, El Sisi ha fatto affidamento su quella parte di popolazione che è cascata nella retorica della salvezza, della protezione e della liberazione messianica, così come sui suoi alleati nella regione, che volevano che sradicasse gli “islamisti malvagi”. Allo stesso tempo volevano anche che punisse le persone ribelli, così il Generale ha trascinato verso il basso coloro che l’avevano sostenuto nel primo golpe.

Tuttavia, le cose non sono procedute come si era aspettato. Dopo solo tre anni dalla presa del potere e dall’assunzione del governo, il fallimento del Generale ha iniziato ad essere manifesto anche ai suoi collaboratori interni e nella regione, così come anche alla popolazione e al mondo intero. È stato esposto per quello che realmente era.

È vero che El Sisi non ha una mente acuta e non è neppure particolarmente intelligente, ma non è neanche così stupido da non vedere il pericolo significativo e la profondità della sconfitta che probabilmente dovrà fronteggiare, plausibilmente senza nessuna opportunità di fuga. Proprio per questo, in un raro momento di sincerità, si è ritrovato ad invocare la saggezza del leader golpisti che l’hanno preceduto.

Dove lo sta portando questa terribile sconfitta? Non c’è nessuna speranza di un intervento metafisico che renda il suo tradimento, l’ultimo di tutti i tradimenti?

Basheer Nafi è un ricercatore senior al Centro di Studi Al Jazeera.

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