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Un Nobel al curioso Quartetto?

Di Amir Taheri. Asharq al-Awsat (20/09/2013). Traduzione di Roberta Papaleo.

Con l’accordo sulle armi chimiche siriane, il presidente Barack Obama ha provocato non poche voci circa il suo stile di governo. I suoi amici parlano di un colpaccio diplomatico, mentre i suoi avversari dichiarano che ha commesso un errore che nessun altro presidente americano si sarebbe permesso di commettere. Entrambi i punti di vista sono questionabili.

L’accordo Kerry-Lavrov potrebbe costituire un maestrale colpo diplomatico per Mosca, ma non per Washington. Vladimir Putin è riuscito a riscrivere la questione Siria come voleva. Analizziamo la natura del problema Siria dall’inizio.

Si trattava della ribellione di un gran numero di siriani contro un regime che negava loro i diritti umani fondamentali. Si trattava, inoltre, di un regime che cercava di sedare la ribellione con massacri indiscriminati. negli ultimi due anni e mezzo, sono state uccise circa 100 persone al giorno. La Syrian Air Force ha bombardato dozzine di città e centinaia di villaggi.

Un problema simile avrebbe richiesto un intervento per porre fine ai massacri ed aiutare i siriani a trovare la strada verso un nuovo sistema di governo che garantisse loro sicurezza, per non parlare dei diritti fondamentali.

Ora Putin ha riscritto sia il problema, sia la soluzione. La questione ora è l’arsenale di armi chimiche della Siria; la soluzione è diventata porre l’arsenale sotto la supervisione internazionale con lo scopo di smantellarlo. Il vero problema, quello di un regime che governa con le stragi, è stato dimenticato.

I tempi concordati sono interessanti: la Siria ha fino “alla metà del prossimo anno”, per smantellare la sua scorta di armi chimiche. Il periodo corrisponde perfettamente con il termine del mandato di Bashar al-Assad. Sin dall’inizio, Putin ha dichiarato che non avrebbe permesso che Assad venisse deposto. Adesso anche Obama dà la sua garanzia. Assad deve rimanere al potere per implementare l’accordo sulle armi chimiche. Accantonando il mantra “Assad deve andarsene”, Obama è implicitamente d’accordo che il despota potrebbe persino rinnovare il suo mandato nel giugno 2014. Da parte sua, Assad ha persino chiesto agli Stati Uniti di inviare 1 miliardo di dollari per smantellare il suo letale arsenale e per trasferire le sue armi chimiche negli USA per farle distruggere.

Tutto quello che Obama ha fatto è stato risolvere un problema secondario per evitare quello reale. Tuttavia, Obama non è il primo a praticare quest’arte oscura. Alcuni esempi nella storia americana recente possono essere illuminanti.

Nell’Ottobre 1962, il mondo è stato paralizzato dalla cosiddetta “crisi missilistica cubana”: si trattava dell’installazione, a Cuba, di missili sovietici capaci di trasportare testate nucleari. Dopo 13 giorni, la crisi si è conclusa con il ritiro dei missili da parte di Mosca. Questa impasse è entrata a far parte della mitologia americana, ritraendo il presidente J. F. Kennedy come un leader visionario che aveva costretto Nikita S. Khrushchev ad una ritirata strategica.

Come sempre, la realtà era leggermente diversa. Mosca aveva installato i missili per due motivi: in primo luogo, voleva che Washington garantisse che non avrebbe più provato a rovesciare il regime comunista di Fidel Castro; secondo, Khrushchev voleva che Kennedy disarmasse i missili nucleari Jupiter che aveva disposto sul confine sovietico con la Turchia nel 1961.

Khrushchev raggiunse entrambi i risultati: gli Stati Uniti non si mossero più contro Castro, il cui regime continua ancora oggi ad opprimere i cubani; inoltre, Kennedy rimosse i missili Jupiter dalla Turchia. La soluzione migliore al vero problema sarebbe stato un cambio di regime a Cuba.

Il secondo esempio riguarda i tentativi di diversi presidenti americani, tra cui Jimmy Carter e Ronald Reagan, di risolvere problemi secondari con l’Unione Sovietica aggirando la questione principale, ovvero che l’Impero Sovietico guardava alle democrazie capitaliste come “il nemico” e lavorava per unire il mondo sotto l’ala del comunismo. La soluzione al vero problema sarebbe stato un cambiamento di regime.

Invece, i presidenti successivi hanno continuato ad affrontare problemi secondari, tra cui gli accordi per la limitazione degli armamenti strategici (SALT) che alla fine ha portato alla firma di un paio di trattati, i cosiddetti “START”. Anni dopo il lancio degli START, la Russia ha ancora armamenti nucleari a sufficienza per distruggere il mondo. Per convincere Mosca a portare avanti gli START, Washington ha finanziato l’economia sovietica in bancarotta, specialmente attraverso la distensione. Henry Kissinger, di fatto, aveva prolungato la vita “dell’Impero Malvagio”.

Un terzo esempio, di entità minore, è la risoluzione del problema della Bosnia-Erzegovina da parte del presidente Bill Clinton, servendosi di Richard Holbrooke, che portò le fazioni belligeranti in Ohio per raggiungere un accordo. I serbi finirono per tenersi tutti i territori conquistati, promettendo l’inizio di “dialoghi sulla fiducia” entro 45 giorni. Holbrooke voleva compiere un colpo diplomatico, anche se avesse significato avallare l’acquisizione di territori attraverso pulizia etnica.

Torniamo alla Siria: l’accordo Kerry-Lavrov significa che l’uso di armi chimiche non è più considerato un crimine di guerra? Bisogna dedurre che chi commette tali crimini non è più punibile dal diritto internazionale?

Dovremmo dare il Nobel per la pace al curioso Quartetto Kerry-Lavrov-Putin-Assad? Del resto, Obama lo ha vinto senza fare niente.

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Roberta Papaleo

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