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Netanyahu umilia i palestinesi, ma “chiede scusa” a Washington

Di Hilmi Mussa. As-Safir (25/03/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Netanyahu si è scusato con un gruppo di leader arabi per aver fatto dei commenti offensivi nei confronti degli elettori arabi di Israele in occasione delle recenti elezioni parlamentari, quando aveva messo in guardia dal fatto che gli arabi stavano votando “in massa” e che ciò costituiva un pericolo per la destra israeliana.

Tuttavia, non sembra che le scuse di Netanyahu siano arrivate perché si è reso conto del suo errore, ma più che altro per le accuse di razzismo che si è attirato con le sue dichiarazioni. Le sue parole hanno provocato la reazione sia dei palestinesi che dell’amministrazione americana e hanno messo in imbarazzo gli ebrei di tutto il mondo, spesso vittime di manifestazioni di antisemitismo.

Le critiche e le accuse di razzismo, ad ogni modo, sono arrivate anche dall’interno della stessa Israele. Il presidente Reuven Rivlin ha giudicato “fuori luogo” le parole del premier, sottolineando il fatto che anche i cittadini arabi hanno dei diritti tra cui quello di votare per chi prediligono. Ovviamente, anche i partiti di opposizione hanno etichettato come “razzista” le parole di Netanyahu, benché il Likud del premier non è l’unica formazione politica ad avere questo tipo di atteggiamento verso i palestinesi.

Quanto al significato delle scuse di Netanyahu, l’opinionista Nahum Barnea dell’israeliano Yedioth Ahronoth sostiene che esse non erano rivolte agli arabi di Israele, quanto al presidente americano Barack Obama, ai governi dell’Europa occidentale e alla comunità ebraica degli Stati Uniti, temendo la loro ostilità e bramando il loro sostegno a livello internazionale. “Così come per la questione dello Stato palestinese”, dice Barnea, “Netanyahu ha pensato bene di fare un passo indietro”. Barnea ha inoltre rivelato che Abe Foxman, direttore della Lega Anti-diffamazione (ADL), una delle maggiori organizzazioni ebraiche americane, avrebbe mandato un messaggio a Netanyahu nel quale gli chiedeva di scusarsi con gli arabi in quanto “cittadini di Israele con uguali diritti”.

Da parte sua, Ben Caspit del quotidiano israeliano Maariv ha dichiarato che “esistono il Dottor Netanyahu e il Mr Bibi: il primo è il presidente del governo di tutti i giorni, l’altra è un’entità elettorale che compare solo quando si deve votare”. In merito al fatto che i leader della Lista Araba Unita hanno respinto le scuse del primo ministro israeliano, Caspit è d’accordo con Barnea quando sostiene che “Netanyahu non si è scusato perché gli arabi accettassero le sue scuse, ma perché la Casa Bianca potesse sentirle”.

Hilmi Mussa è un giornalista palestinese esperto di questioni israeliane.

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Roberta Papaleo

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