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I nemici del regime in Egitto

Abdel Fattah El Sisi

Di Alaa Bayoumi. Al-Araby al-Jadeed (25/05/2016). Traduzione e sintesi di Laura Cassata.

Sei mesi fa, il giovane ricercatore egiziano Ismail Iskandarani riempiva il web con le sue opinioni a favore della rivoluzione e del cambiamento nel suo paese. Le critiche colpivano molte forze politiche, in particolare l’esercito e i Fratelli Musulmani. I primi 30 anni della sua vita li ha trascorsi viaggiando in numerosi paesi, ma portando sempre nel cuore il suo Egitto. L’unico errore che Ismail ha commesso è stato quello di ritornare nel suo paese dopo aver criticato il regime: è stato fermato all’aeroporto e condotto in prigione. Nessuno, finora, sa di cosa sia accusato esattamente.

Non si conoscono neanche le accuse rivolte a un altro ricercatore e giornalista egiziano, Hisham Jaafar. Egli era impegnato nel dialogo tra le forze politiche e nel processo di transizione democratica. Sembra che il regime egiziano, al momento, non veda la democrazia come una priorità e che l’opera di Hisham costituisse una minaccia. La sua incarcerazione rappresenta un modo per controllare il richiamo alla democrazia e al dialogo pacifico.

La stessa sorte è toccata a Haitham Mohammadin, un giovane dei Socialisti Rivoluzionari, il quale ha partecipato alle manifestazioni del 25 Aprile. Il messaggio del regime è molto chiaro: quelli come Haitham non sono i benvenuti, non c’è posto per quelli come loro, ma solo per chi si allinea al regime e al suo leader, che continua a uccidere e imprigionare centinaia di persone.

Anche la giovanissima attivista Sana Saif ha rifiutato di sottomettersi al potere costituito e per questo ha visto l’autorità giudiziaria egiziana trasformarsi in un mezzo di rappresaglia contro gli avversari.

Il regime egiziano sostiene di difendere i diritti delle minoranze, ma allo stesso tempo ha arrestato il direttore del Dipartimento per i gruppi religiosi e le minoranze. Il caso di Mina Thabet è stato denunciato anche da Amnesty International, che condanna duramente il suo arresto.

Un simile trattamento è stato riservato anche al professore Abdullah Shehata, esperto presso il FMI, che ha criticato la dura repressione contro i Fratelli Musulmani, al vice presidente del Partito di Centro, Essam Sultan, che si è opposto al colpo di Stato e al leader dei Fratelli Musulmani, Mohammed el Beltagy, il quale ha anche perso una figlia nel terribile massacro di Raba’a al-Adawiyya.

Quello che sta accadendo in Egitto alza notevolmente il costo dell’azione politica. Il regime sembra non aver bisogno di giovani coraggiosi che promuovono il dialogo e difendono la libertà e il futuro. Gli sono sufficienti alcuni ‘amici’ nei servizi di sicurezza, che riempiono le istituzioni legislative, esecutive ed educative, pronti ad attaccare le azioni di attivisti e giornalisti.

È come se il regime stesse privando l’Egitto del suo futuro e lo stesse spingendo verso il collasso.

Alaa Bayoumi è un giornalista e scrittore egiziano specializzato in Conflict Resolution and Peace Studies.

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