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I negoziati di Astana senza illusioni

Bandiera siriana Siria
Malgrado Mosca sembri favorevole a promuovere i negoziati che si sono aperti il 23 gennaio ad Astana, capitale del Kazakistan, le fazioni armate siriane hanno ancora molto lavoro da fare per far sentire la loro voce

Di Burhan Ghalioun. Al-Arabi al-Jadeed (23/01/2017). Traduzione e sintesi di Claudia Negrini.

La partecipazione ai negoziati di Astana da parte delle fazioni armate siriane non era scontata, perché si portava dietro due pericoli. Il primo stava nel trasferimento dei negoziati da Ginevra ad Astana e la conseguente supervisione da parte di Mosca, invece che delle Nazioni Unite, della comunità internazionale e dell’autorità delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Il secondo pericolo era la disgregazione interna all’opposizione siriana, che favorirebbe l’intromissione russa. Mosca, infatti, potrebbe sfruttare queste divisioni interne per indebolire la delegazione.

L’opposizione siriana si è decisa a compiere questo passo coraggioso per una serie di molteplici fattori. Il più importante è la speranza che i dissapori tra Russia e Iran, emersi dopo la caduta di Aleppo nelle mani del regime, si inaspriscano. Un altro fattore è stato il declassamento del ruolo della Turchia in seguito ai nuovi accordi con la Russia. Il governo di Ankara era, prima, uno degli alleati principali delle fazioni armate siriane, sin dallo scoppio della rivoluzione.

Malgrado tutto, però, ci siano ancora molti rischi come la marginalizzazione dell’opposizione politica, il fallimento dei negoziati di Astana stessi e lo smantellamento del loro funzionamento.

D’altro canto, Mosca, al contrario dei suoi alleati a Teheran e a Damasco, ha mostrato il desiderio di trovare una soluzione politica per uscire dalla guerra. Un primo passo potrebbe essere proprio il successo dei negoziati di Astana, che sono iniziati il 23 gennaio. Obbiettivi principali sono: una miglior definizione dei tempi di cessate il fuoco, un maggior controllo su Assad e Khamenei, per evitare la fuga di altri siriani e favorire la ricostruzione di uno Stato siriano. Se tutto questo si raggiungesse, allora Astana costituirebbe un passo importante sulla via dei negoziati di Ginevra del prossimo 3 febbraio, che porteranno al riconoscimento delle negoziazioni politiche.

Nonostante il sincero interesse da parte della Russia, lo stesso Vladimir Putin, ha ammesso la fragilità di questi negoziati e la necessità d’accordo anche con Assad per l’inizio di una reale transizione verso la pace. La Russia, quindi, non è sufficiente per garantirne il successo e le altre potenze in gioco non sembrano del suo stesso avviso.

Prima fra tutte l’Iran, che finora non ha fatto altro che prendere decisioni in opposizione con una soluzione del conflitto. Dal suo punto di vista Teheran ha quasi raggiunto i suoi obbiettivi: è riuscita a penetrare nel territorio e nella società siriana, minandone l’unità e la coesione.

Per garantire il reale conseguimento delle aspirazioni dietro ad Astana, bisognerebbe seguire queste tre linee d’azione. La prima militare, cercando di dimostrare unità tra le varie fazioni armate, risultato che oggi, sarebbe possibile raggiungere. La seconda strategia da adottare è quella di mostrare che le fazioni armate possono essere i reali rappresentanti del popolo siriano, quello che si è ribellato alla dittatura di Bashar al-Assad e che ha sacrificato quanto aveva di più prezioso per sbarazzarsi della tirannia e della corruzione dilagante. Anche in questo caso, quindi, l’unità d’intenti è una condizione essenziale per il ripristino dell’unità politica e nazionale del Paese, da raggiungere al di là di settarismi.

Il terzo nodo sul quale lavorare è il riequilibrio delle relazioni internazionali, sia a livello locale, con gli altri Stati arabi, ma anche a livello più ampio, con l’Unione Europea e in generale con le Nazioni Unite, nonostante saranno necessari parecchi anni per ripristinare il valore che avevano una volta.

Burhan Ghalioun è professore di sociologia politica alla Sorbona e primo presidente del Consiglio Nazionale.

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