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Né quelque part

Articolo di Giusy Regina.

Il 19 giugno scorso è uscito nelle sale il primo lungometraggio di Mohammed Hamidi, dal titolo “Né quelque part”, con Tewfik Jallab e il più famoso Jamel Debbouze. In questi giorni il suggestivo cinema Rif di Tangeri lo sta trasmettendo quasi ogni giorno nelle sue sale, in lingua originale. Già guardare un film al Rif lo riveste di un’aura particolare data dal carattere del posto, che ha un non so che di retrò e vintage. Ma contorno a parte, il piatto merita davvero.

La storia è quella di Farid, un ragazzo francese di 26 anni di origini algerine, che si vede costretto ad andare in Algeria, per la prima volta nella sua vita, per salvare la casa di famiglia che rischia di essere abbattuta per problemi amministrativi. Quasi controvoglia si ritrova nella terra del padre e del padre di suo padre, una terra che è anche sua, ma non la conosce. Incontra i parenti, lo zio e il cugino e conosce molti altri abitanti del villaggio algerino. Colpito dal loro calore e dalla semplicità genuina, Farid si sente accolto e ben accetto. Sbrigando le carte necessarie per sistemare definitivamente la “questione casa”, si imbatte però in qualcosa del tutto inaspettato che lo blocca in Algeria. E mentre lo invadono la disperazione, la rabbia e  la voglia di tornare, continua a vivere con quelle persone così affettuose, entrando a far parte della loro routine. Scopre il paese originario in cui è nato suo padre e conosce persone che gli parlano di lui e della sua vita lì, prima di trasferirsi in Francia.

Si tratta di un film divertente, che fa sorridere, tenere il fiato sospeso e rilasciarlo per dare spazio ad una nuova risata. Con semplicità la storia coinvolge e descrive, anche se apparentemente come sfondo, alcuni aspetti della cultura algerina, l’ospitalità tipica araba, e la privacy inesistente in un villaggio in cui “tutti sanno tutto di tutti”. D’altronde tutto il mondo è paese.

Una scena esilarante è quella di Farid che chiama la fidanzata in Francia dall’unico telefono pubblico vicino al cafè dove si ritrova sempre per bere un tè o chiacchierare. Mentre parla, tutti ascoltano attentamente le sue telefonate e al suo urlare: “un peu d’intimité! C’est possible ça?” (un po’ di intimità! È possibile?), gli viene risposto a tono: “est-ce que tu sais comme on dit intimité en arabe? Ça n’existe pas!” (Sai come si dice intimità in arabo? Non esiste!). E scoppiano tutti, spettatori compresi, in una fragorosa risata.

Infine la bellissima musica di Armand Amar accompagna i momenti principali del film, lasciando che lo spettatore non solo si immedesimi a pieno nel personaggio e nella storia, ma si senta davvero in quel villaggio in Algeria e avverta sulla pelle il vento caldo del deserto.

 

 

 

 

 


Giusy Regina

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