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Iraq Mille e una pagina

Nazik al-Mala’ika: la voce degli angeli

Dal blog Mille e una pagina di Claudia Negrini

Oggi faccio fatica a scrivere di letteratura, a parlarvi della bellezza dei versi di una poetessa che ha cambiato radicalmente questo genere. Con tutto quello che è successo e sta succedendo ad Aleppo, è difficile credere che gli stessi esseri umani che sono capaci di atrocità di questo tipo, possano anche creare opere d’arte. Ci proverò lo stesso, cercando di alleggerire i miei pensieri. Per questo non c’è miglior rimedio se non la poesia. La poesia che per gli arabi è stata tante volte politica, ha ispirato generazioni intere a unirsi per combattere una stessa causa.

Nazik al-Mala'ika
Nazik al-Mala’ika

Nazik al-Mala’ika non era impegnata politicamente, ma ha dato vita a una vera e propria rivoluzione letteraria. È nata a Baghdad nel 1922 ed è morta al Cairo una decina di anni fa. È cresciuta in una famiglia di poeti e artisti: la madre, conosciuta come Umm Nizar, era una poetessa famosa della sua generazione e aveva dedicato versi all’emancipazione femminile e in protesta all’occupazione inglese dell’Iraq; il padre era insegnante e aveva pubblicato un’enciclopedia; infine, uno dei numerosi fratelli, Nizar, è diventato anche lui un poeta conosciuto.

Con tutta questa poesia nel sangue e una famiglia benestante alle spalle che le ha permesso di studiare in Iraq e all’estero, la strada di Nazik al-Mala’ika era già spianata. Con la sua prima raccolta, intitolata “L’amante della notte” e pubblicata nel 1947, però, si capisce veramente la genialità di questa donna. Con i suoi componimenti va a minare, infatti, uno dei capi saldi della poesia araba fino a quel momento: la metrica.

Adesso, non voglio annoiarvi troppo raccontandovi come funzionava la metrica araba classica, vi dico solo che si basava su degli schemi fissi, era divisa graficamente in due emistichi e di solito tutto il componimento terminava sempre con la stessa rima. Ebbene Nazik al-Mala’ika sovverte tutto ciò, scrivendo in versi liberi che fluiscono leggeri, nonostante non del tutto privi di regole.

Il cambiamento di stile è stato accompagnato anche da un cambiamento tematico. La poesia è diventata più riflessiva, nostalgica, con toni malinconici, ma anche di impegno sociale forte e rivoluzionario, in particolare per la condizione femminile.

Se il primo input è partito da lei, non è stata l’unica promotrice di questo cambiamento. In Iraq è stata supportata da Bard Shakir al-Sayyab, l’altro grande innovatore della poesia di quegli anni, ma il verso libero ha conquistato gran parte della poesia araba, sperando i confini nazionali. Oltre ad essere poetessa, Nazik al-Mala’ika si fa anche teorica del verso, prima in una prefazione di una sua opera, per poi pubblicare diversi saggi al riguardo. Il primo, nel 1962, getta le vere basi di questo movimento artistico e ne permette una diffusione più capillare.

Nel frattempo, insieme al marito, ha contribuito a fondare l’Università nella città di Bassora, sempre in Iraq. Con lui ha abbandonato il paese durante le prime ondate di emigrazione, quando il partito Ba’ath aveva preso il potere.  I due si recano in Kuwait, dove rimangono fino al 1990, quando Saddam Hussein invade il paese. Si spostano allora in Egitto, dove restano fino alla morte di Nazik al-Mala’ika.

In italiano, purtroppo, non si trovano molte sue poesie. Si riesce a scovare qualcosa in rete, ma gli amanti e le amanti dei libri dovranno rassegnarsi a trovare qualcosina nella raccolta “Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee”, curata da Valentina Colombo.

Buona Lettura!


Claudia Negrini

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