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I musulmani: problema del mondo?

Di Basim Al-Jisr. Asharq Al-Awsat (11/01/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Dall’Atlantico al Pakistan, una panoramica sul mondo arabo-musulmano risulta scioccante: guerre civili, rivoluzioni popolari, attentati terroristici, blocchi politici, etnici e confessionali che chiedono la separazione dallo Stato-nazione, per non parlare di quei gruppi fin troppo conservatori. Tutto ciò dopo che il mondo intero ha applaudito la cosiddetta “primavera araba”, che invece di liberare gli arabi e i musulmani dai regimi autoritari che li governavano, li ha gettati nel bel mezzo di conflitti e contraddizioni esplosive.

L’islam era sano prima che gruppi come Al-Qaeda, Hamas, Hezbollah, Al-Nusra e altri imbracciassero le armi e si facessero guerra l’un l’altro. In passato, istituzioni come Al-Azhar proteggevano la religione e i suoi fedeli, mentre negli ultimi decenni moschee e scuole islamiche si sono diffuse in tutto il mondo in un modo mai visto prima. Al giorno d’oggi, il tasso di analfabetismo si sta abbassando rapidamente, sorgono nuove comunità e i musulmani non hanno più bisogno di bombe per continuare a progredire. Per questo motivo, lo scenario in cui versano Egitto, Siria, Iraq, Libano, Afghanistan e altri Paesi affligge la mente e lacera il cuore.

Un tempo si levava lo slogan “l’islam è la soluzione”. Che dire invece oggi dinanzi al sanguinoso pantano nel quale affondano i musulmani? Forse che l’islam, per mano di questi gruppi in lotta tra loro, si è trasformato in un problema globale? Fratelli Musulmani contro salafiti, sunniti contro sciiti, Al-Qaeda contro Hezbollah: ognuno crede di combattere per la causa di Dio, ma l’unico risultato è l’uccisione di un uomo, di un cittadino, di un fratello nella religione!

La domanda sorge spontanea: come uscire da questa situazione? Affidando le redini del potere ad uno di questi gruppi o restituendolo ai militari, anche a scapito della libertà? Optando per la democrazia e il progresso o arrendendosi alle divisioni settarie ed etniche?

La posizione dei grandi Paesi è quantomeno strana, in quanto prima hanno contribuito a questo sfacelo e ora cercano, o almeno fingono, di volere promuovere una riconciliazione a Ginevra. Ma ancor più grave è che gli arabi e i musulmani in lotta tra loro rifiutino di sedersi al tavolo dei negoziati insieme!

In conclusione, se negli ultimi cinquant’anni miliardi di risorse non fossero state sprecati in armi e guerre bensì fossero stati destinati allo sviluppo economico ed umano, oggi i Paesi arabo-musulmani non si troverebbero in un vicolo cieco senza saperne uscire.

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Cristina Gulfi

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