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Musulmani con Trump

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Quando un modello ideologico è più forte dell'identità culturale.

Di Sinan Antoon. As-Safir(18/10/2016). Traduzione e sintesi di Laura Formigari.

Forse molti si stupiranno che negli Stati Uniti vi siano sostenitori musulmani di Donald Trump, l’uomo che ha fatto del razzismo il perno dei suoi discorsi politici e della sua campagna elettorale, che ha espresso chiaramente la sua posizione sui diabolici musulmani e li ha attaccati duramente (dopo averlo fatto con i migranti di origine messicana). Il candidato repubblicano ha guadagnato una forte popolarità, sostenendo il divieto per i migranti musulmani di entrare nel paese fino a  data da destinarsi (rettificando poi che la sua era una mera proposta e che pretendeva almeno un “controllo rigoroso” alle frontiere, senza però chiarirne il significato). Aggiungiamo a questo la dichiarazione ricorrente “L’Islam ci odia” e i musulmani considerati un “problema”. La religione viene personificata e, in quanto tale, le si attribuiscono delle caratteristiche umane come l’odio. Se si accetta l’opinione che questa religione “ci” odi, non è difficile attribuire tale sentimento a tutti coloro che vi appartengono. Immaginate la difficoltà a provare il contrario.

Tuttavia, dopo tutto questo arrogante razzismo e forte islamofobia, ci sono musulmani che continuano a sostenere Trump e che lavorano per la sua campagna elettorale. Molti di loro hanno preso parte alla convention del partito repubblicano, in cui il tycoon è stato scelto ufficialmente come candidato. Tra gli esponenti degni di nota Sajid Tarar, fondatore dell’associazione Musulmani americani con Trump. Le dichiarazioni razziste del candidato non disturbano affatto i suoi sostenitori musulmani e quando viene chiesto loro conto di tale posizione chiamano in causa, come Trump, il politically correct, accusando i media liberali di amplificare tali argomenti.

In effetti il politically correct, per i conservatori, è una restrizione alla libertà di espressione di cui usufruivano in passato e con cui si sono riempiti le bocche.

Dietro lo slogan “Make America great again” è possibile leggere altri significati, come ad esempio i vantaggi derivati dall’etnia, la libertà di esprimere posizioni razziste e la supremazia sulle minoranze e sulle donne senza impedimenti o conseguenze.

È interessante notare che gli scandali sessuali che hanno coinvolto Trump e le sue dichiarazioni maschiliste e volgari non hanno intaccato la sua popolarità presso i suoi sostenitori, tra cui anche donne. Dunque non dobbiamo presupporre che le donne voteranno contro Trump a favore della Clinton in quanto donna. Ricordiamo che un numero considerevole di elettrici era a favore di Bernie Sanders contro la Clinton.

In conclusione, come spieghiamo la posizione di alcuni musulmani americani a favore di Trump?

Forse la questione è legata all’ideologia in cui si identificano gli elettori e al modello a cui aspirano. L’essere, nella sua componente sessuale e etnica, non corrisponde necessariamente all’essere ideologico. L’uomo bianco, nel contesto americano, rappresenta l’ideale di supremazia razziale e ideologica. Ottenere i suoi privilegi significa imitarlo, identificarsi in lui e ciò richiede una riproduzione del modello che rappresenta, anche se questo volesse dire rinnegare la propria cultura, la propria storia e se stessi.

Sinan Antoon è un poeta, scrittore, ricercatore e traduttore letterario iracheno.

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